Multe stradali, verbali in 30 giorni e stop ai rincari: cosa cambia con la riforma del Codice
Il MIT ha inviato una bozza di riforma a oltre cento associazioni. Notifiche più rapide, sanzioni progressive e addio agli aumenti automatici legati all'inflazione.
Una multa che arriva dopo tre mesi, quando il ricordo di dove ci si trovava e a che velocità si viaggiava è già sfumato: è una delle storture che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti punta a correggere con la bozza di revisione del Codice della Strada inviata a oltre cento operatori e associazioni di settore. Il testo, firmato dal ministro Matteo Salvini, è ancora in fase di consultazione — le osservazioni possono essere presentate fino al 13 settembre 2026 — ma il perimetro delle modifiche allo studio è già abbastanza definito da dare un'idea concreta di cosa potrebbe cambiare per chi guida ogni giorno.
La novità forse più attesa riguarda i tempi di notifica. Per le infrazioni accertate da remoto — autovelox, telecamere ZTL, varchi elettronici — il termine entro cui il verbale deve essere consegnato al trasgressore scenderebbe dagli attuali novanta giorni a trenta. Sessanta giorni in meno possono sembrare pochi sulla carta, ma nella pratica rappresentano la differenza tra ricevere una contestazione quando si ricorda ancora il viaggio e trovarsi un avviso relativo a un episodio quasi dimenticato. L'obiettivo dichiarato è la trasparenza: il cittadino deve poter ricostruire l'accaduto con più facilità, e dunque difendersi in modo più efficace se ritiene il verbale errato.
Sul fronte degli importi, la bozza propone lo stop all'adeguamento automatico all'inflazione. Il meccanismo che ogni due anni rivalutava le contravvenzioni seguendo l'indice Istat era già stato sospeso per il 2026 tramite il decreto Milleproroghe, in continuità con quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2023. Ora si punta a rendere la sospensione strutturale, eliminando quella che molti automobilisti percepivano come una tassa occulta camuffata da norma tecnica.
Accanto allo stop ai rincari automatici, la riforma lavora anche sulla proporzionalità delle sanzioni. L'attuale sistema, che conta 82 fasce principali di contravvenzione, potrebbe essere ridotto a circa 21, con l'obiettivo di rendere più leggibile e meno arbitrario il rapporto tra infrazione e importo. Un caso concreto: per l'eccesso di velocità si ipotizza un meccanismo progressivo che aumenterebbe la sanzione di dieci euro per ogni chilometro orario oltre il limite in autostrada — cento euro, per esempio, per chi viaggia a 140 km/h dove il limite è 130 — e di cinque euro per ogni km/h in eccesso sulle strade urbane con limiti a 30 o 50 km/h. Sparirebbero, o si ridurrebbero drasticamente, i casi in cui un piccolo errore nel pagamento comporta il raddoppio automatico dell'importo: la bozza prevede misure di tolleranza per gli scostamenti contenuti.
Sul fronte dei ricorsi, si lavora a semplificare il percorso di chi vuole contestare un verbale ritenuto sbagliato: è allo studio sia un potenziamento del ricorso al Prefetto sia una disciplina più snella dell'autotutela, la procedura che consente di chiedere l'annullamento direttamente all'ente che ha emesso la sanzione.
Le altre novità del pacchetto
Le misure sulle multe si inseriscono in un pacchetto più ampio di quindici ipotesi principali di revisione del Codice. Alcune riguardano la sicurezza: controlli rafforzati sui veicoli non assicurati, con l'introduzione di un cosiddetto divieto di marcia digitale che potrebbe portare al sequestro del mezzo già al primo controllo in caso di mancata regolarizzazione, e nuove norme per recuperare le sanzioni non pagate dagli automobilisti stranieri fino a cinque anni dopo la violazione.
Altre misure toccano la mobilità quotidiana in modo più diretto. I motociclisti potrebbero avere la possibilità di usare la corsia di emergenza in caso di incidenti o forti rallentamenti. In autostrada e superstrade a tre corsie si valuta l'introduzione del sorpasso a destra, in linea con il modello della circolazione per file parallele già diffuso in altri Paesi europei. Per le e-bike e i cicli a propulsione elettrica usati anche per le consegne, è allo studio l'obbligo di casco e contrassegno.
Sul piano burocratico, la bozza prevede la completa digitalizzazione dei documenti di guida: patente e libretto potrebbero essere disponibili su smartphone, eliminando la necessità di averli sempre in formato fisico. I Comuni, inoltre, sarebbero obbligati ad aderire alla piattaforma CUDE — il Contrassegno Unificato Disabili Europeo — pena l'impossibilità di utilizzare dispositivi automatici per verificare infrazioni relative a sosta riservata e ZTL.
Infine, una norma che tocca direttamente il rapporto tra Comuni e sicurezza stradale: il 70% dei proventi delle sanzioni dovrà essere reinvestito in interventi per la sicurezza dall'ente proprietario della strada, mentre il restante 30% resterà all'ente accertatore per coprire i costi di controllo e notifica.
Il calendario prevede che il Governo definisca il testo finale entro il 14 ottobre 2026, per poi trasmetterlo al Parlamento e avviare l'iter legislativo. Fino ad allora, tutto resta in discussione: le associazioni di settore hanno ancora settimane per presentare osservazioni, e il testo che arriverà in Parlamento potrebbe differire in modo significativo dalla bozza circolata in questi giorni.