Monte Tuscolo in fiamme per la seconda volta in cinque giorni: evacuate case ai Castelli Romani
Domenica 16 agosto nuovo incendio sul Monte Tuscolo, a cinque giorni dal rogo dell'11 agosto. Evacuazioni, Canadair e indagini per dolo.
Non era ancora spenta la memoria del primo rogo che il fuoco è tornato. Nel pomeriggio di domenica 16 agosto 2026, le fiamme hanno ripreso a divorare il Monte Tuscolo, nel cuore dei Castelli Romani, a soli cinque giorni dall'incendio che aveva già messo in ginocchio la stessa area. Un'estate che si sta rivelando brutale per questo angolo di Lazio, tra boschi di querce e millenni di storia.
Le fiamme si sono aperte su più fronti contemporaneamente, interessando in particolare il versante di Pratarena e Monte Silvestro, in direzione di Monte Compatri, e avanzando pericolosamente verso le abitazioni. I comuni coinvolti sono stati quattro: Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Frascati e Grottaferrata. Diverse famiglie sono state evacuate in via precauzionale. La strada provinciale che sale verso Tuscolo è stata chiusa al traffico per permettere le operazioni di soccorso.
A complicare il lavoro dei soccorritori ci ha pensato il vento forte, che ha alimentato la propagazione rapida del fuoco. In aria sono stati schierati un Canadair — che ha attinto acqua dal Lago Albano di Castel Gandolfo — e due elicotteri, uno dei Vigili del Fuoco e uno della Protezione Civile. A terra, squadre provenienti dai distaccamenti di Frascati e Velletri dei Vigili del Fuoco si sono affiancate ai volontari della Protezione Civile di Monte Compatri, Frascati, Grottaferrata, Genzano e di altri comuni dei Castelli Romani. Le operazioni sono proseguite durante tutta la notte tra il 16 e il 17 agosto. Non si registrano feriti gravi, anche se alcune persone sono state soccorse per inalazione di fumo.
Un elemento ha fatto la differenza nelle fasi iniziali: un drone impiegato nei servizi di prevenzione antincendio ha intercettato la primissima colonna di fumo domenica pomeriggio, consentendo di lanciare l'allarme in tempi rapidi. Una risposta tempestiva che, nonostante tutto, non ha impedito al rogo di espandersi.
Il precedente dell'11 agosto e l'ipotesi dolosa
Il primo incendio era divampato martedì 11 agosto, coinvolgendo le pendici del Monte Tuscolo, la vegetazione tra Grottaferrata e Monte Compatri, in località Molara, e — fatto che aveva destato particolare allarme — il Parco archeologico del Tuscolo, gestito dalla Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini. Anche in quel caso le operazioni di bonifica erano durate ore, fino a tarda notte e oltre. Le fasce frangifuoco realizzate dalla Comunità Montana avevano contribuito a contenere le fiamme in alcune zone e a proteggere l'area archeologica.
Il Commissario Straordinario della Comunità Montana, Marco De Carolis, aveva parlato senza mezzi termini di origine dolosa e annunciato la preparazione di una denuncia alla Procura della Repubblica per danneggiamenti e incendio boschivo. De Carolis aveva anche dichiarato l'intenzione di chiedere il controllo dei tabulati telefonici della zona in concomitanza con il presunto atto criminale. Si tratta, per ora, di ipotesi investigative: nessun responsabile è stato individuato né tanto meno giudicato.
A farsi sentire, dopo l'incendio dell'11 agosto, era stato anche il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani, che aveva chiesto un rafforzamento delle indagini, ma soprattutto l'istituzione di una rete permanente di vigilanza e prevenzione antincendio sul territorio. Una richiesta che il secondo rogo in meno di una settimana rende ancora più urgente.
Il Monte Tuscolo è un patrimonio che i Castelli Romani conoscono bene: natura, paesaggio, storia e archeologia si intrecciano su queste pendici da secoli. È anche un'area che, estate dopo estate, si ritrova a fare i conti con il fuoco. Che sia colpa del caldo, del vento, della siccità o — come si sospetta — di mani umane, il risultato non cambia: un territorio fragile che brucia, di nuovo.