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Mattarella al Quirinale: «Esorto alla riflessione, non do giudizi politici»
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Politica Interna

Mattarella al Quirinale: «Esorto alla riflessione, non do giudizi politici»

Il capo dello Stato parla all'Associazione Stampa Parlamentare: astensionismo, aggressività verbale, migrazioni e libertà di stampa i temi del discorso.

La Redazione ·30 luglio 2026 13:07 ·3 min di lettura

C'è una cerimonia che ogni anno, tra fine luglio e i primi di agosto, segna il confine tra il tempo della politica e quello delle vacanze. Si chiama Cerimonia del Ventaglio, e ha una storia lunga quanto l'Italia unita: nacque il 7 luglio 1893, quando i giornalisti della tribuna di Montecitorio donarono un semplice ventaglio di carta con le loro firme al Presidente della Camera Giuseppe Zanardelli, che aveva scherzosamente invidiato il loro modo di combattere l'afa nell'aula. Da quel gesto bonario è nata una tradizione che oggi è anche un momento di bilancio — e quest'anno, con il discorso di Sergio Mattarella al Quirinale, è diventata una delle sue uscite più attese della stagione politica.

Il 30 luglio 2026, il Presidente dell'Associazione Stampa Parlamentare, Alfonso Raimo, ha consegnato al Capo dello Stato il ventaglio realizzato da Piero Malatesta Piano, allievo dell'Accademia di Belle Arti di Bologna e vincitore di un concorso indetto dall'ASP in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Roma. L'Associazione, fondata nel dicembre 1918, riunisce circa quattrocento giornalisti che seguono l'informazione politico-parlamentare e garantisce l'accesso alle fonti presso Camera, Senato e Presidenza del Consiglio, come previsto dall'articolo 64 della Costituzione.

Mattarella ha scelto, come di consueto, di definire prima di tutto il perimetro del proprio ruolo: «Non do giudizi politici, esorto a riflessione». Una formula che il Presidente ha usato non come schermaglia retorica, ma come bussola per tutto il discorso. Il suo compito, ha spiegato, è indicare esigenze e stimolare una riflessione che vada oltre il momento contingente — il che non gli ha impedito di toccare temi tutt'altro che astratti.

Uno dei passaggi più diretti ha riguardato il clima della dialettica pubblica. Mattarella ha esortato le forze politiche a confrontarsi nel reciproco rispetto, «senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata, e, a mio avviso, anche controproducente». Un richiamo al tono del dibattito che, senza indicare nomi o partiti, fotografa un malessere diffuso nella conversazione politica italiana. Collegato a questo, il Presidente ha espresso preoccupazione per il crescente astensionismo, indicandolo come il punto di attenzione principale per tutte le parti: chi si allontana dalle urne è un problema di sistema, non solo di singoli partiti.

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Mattarella si è soffermato anche sull'orizzonte elettorale del 2027, definendo le tensioni già in atto «ancora, per la verità, piuttosto intempestive». L'auspicio è che la competizione non distolga l'attenzione dai problemi quotidiani dei cittadini né alteri la percezione della realtà.

Su un tema di stretta attualità giudiziaria — senza nominare esplicitamente il caso del gioielliere Mario Roggero — il Presidente ha avvertito contro la tentazione di adattare le leggi a comportamenti individuali e occasionali. Farlo, ha detto, non rafforzerebbe la sicurezza: rappresenterebbe piuttosto «l'abdicazione dello Stato». Un giudizio netto, espresso con la consueta sobrietà.

Lo sguardo di Mattarella si è poi allargato allo scenario internazionale, che ha descritto come caratterizzato da incertezze e disorientamento, sottolineando la necessità di salvaguardare e riformare il sistema multilaterale. Sul fronte delle migrazioni, ha condiviso le considerazioni di Papa Leone, invitando ad abbandonare la «logica dell'emergenza» per costruire una strategia di governo del fenomeno nel lungo periodo.

Due richieste concrete hanno chiuso il discorso sul versante della libertà di informazione. Mattarella ha chiesto di accelerare il recepimento dell'European Media Freedom Act (EMFA) — la normativa europea a tutela del pluralismo e dell'indipendenza dei media — e di riavviare i lavori della commissione di Vigilanza, ferma da tempo. Infine, ha definito «inammissibili» gli assalti No Tav, segnando un punto fermo sull'ordine pubblico prima di cedere la scena all'estate.

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