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Legge elettorale: il Senato respinge le obiezioni, tramonta il ballottaggio. Verso un nuovo sistema di voto
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Legge elettorale: il Senato respinge le obiezioni, tramonta il ballottaggio. Verso un nuovo sistema di voto

Il Senato ha avviato l'esame della riforma elettorale, respingendo le pregiudiziali di costituzionalità. Definitivamente accantonato il ballottaggio, si profila un sistema a prevalente base proporzionale.

La Redazione ·9 settembre 2026 15:15 ·4 min di lettura

Il Senato ha dato il via all'esame della riforma della legge elettorale, un passaggio cruciale che potrebbe ridisegnare il panorama politico italiano. Conosciuto anche come "Stabilicum" o "Melonellum", il testo è approdato in Aula il 9 settembre 2026, segnando l'inizio di un percorso legislativo che si preannuncia intenso e ricco di dibattito. La prima tappa ha visto la bocciatura delle quattro questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, un segnale chiaro della volontà della maggioranza di procedere speditamente. Contestualmente, è tramontata definitivamente l'ipotesi del ballottaggio, una delle modifiche più significative del sistema di voto.

Il percorso del "Stabilicum" in Senato è iniziato con una peculiarità: il testo è giunto in Aula senza il mandato al relatore. Questo perché la Commissione Affari Costituzionali non è riuscita a completare l'esame dei quasi 700 emendamenti presentati entro i tempi previsti. Di conseguenza, i senatori stanno esaminando la versione della legge già approvata dalla Camera dei Deputati in prima lettura il 15 luglio 2026. Eventuali modifiche che erano state approvate in Commissione al Senato dovranno ora essere ripresentate e votate direttamente in Aula, rendendo il processo più complesso e potenzialmente più lungo.

La decisione di respingere le pregiudiziali di costituzionalità è arrivata con 100 voti contrari, 66 favorevoli e nessun astenuto. Le opposizioni – Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva – hanno immediatamente alzato la voce, definendo la legge "incostituzionale" e accusando la maggioranza di averla "ritagliata addosso" per arginare altre forze politiche e favorire il governo in carica. Francesco Boccia, capogruppo del PD al Senato, ha ribadito che la legge sarebbe incostituzionale perché, a suo dire, interverrebbe sulla Costituzione con una legge ordinaria, in particolare riguardo al quorum per Senato e Camera. Questo scontro frontale evidenzia le profonde divisioni sul futuro assetto elettorale del Paese.

Ma cosa cambia concretamente per i cittadini con questa riforma? La novità più rilevante è l'addio definitivo al ballottaggio. L'emendamento che lo proponeva, presentato dal senatore di Fratelli d'Italia Marcello Pera, non ha ottenuto il sostegno della maggioranza, principalmente per la contrarietà espressa da Lega e Forza Italia. Questo significa che il sistema elettorale non prevederà più un secondo turno di votazione per eleggere il governo, ma si baserà su un meccanismo che mira a garantire la stabilità già al primo turno.

Il cuore del nuovo sistema è il premio di governabilità, che assegna un numero aggiuntivo di seggi per garantire una maggioranza stabile. La soglia per ottenere questo premio rimane fissata al 42% dei voti validi in entrambe le Camere. Se una lista o coalizione supera questa percentuale, le verranno assegnati 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato. In caso contrario, la distribuzione dei seggi avverrà su base proporzionale, senza meccanismi premiali. Una proposta di Fratelli d'Italia per abbassare la soglia al 41% non è stata approvata, mantenendo il 42% come spartiacque.

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Il sistema elettorale previsto è a prevalente base proporzionale e supera i collegi uninominali, un cambiamento che modifica radicalmente la modalità di elezione dei rappresentanti. Le soglie di sbarramento restano al 3% per le liste e al 10% per le coalizioni, un filtro che mira a contenere la frammentazione politica. Il testo approvato dalla Camera mantiene inoltre le liste bloccate nei collegi plurinominali, limitando la possibilità per gli elettori di esprimere preferenze dirette sui singoli candidati.

Un altro punto di discussione riguarda la possibilità di esprimere preferenze. La modifica che prevedeva l'introduzione di capilista bloccati e la possibilità di esprimere fino a tre preferenze con alternanza di genere era stata approvata in Commissione, ma dovrà essere rivotata in Aula. Un emendamento simile era stato bocciato alla Camera a luglio per un solo voto, in un voto segreto, a testimonianza della delicatezza della materia. Le opposizioni, inoltre, criticano la previsione dell'indicazione del nominativo della persona proposta per la Presidenza del Consiglio nel programma elettorale, considerandola un "premierato di fatto" senza una vera riforma costituzionale. È ancora irrisolta e in discussione anche la norma cosiddetta "anti-cespugli", che esclude dal computo dei voti ai fini del premio le liste minori sotto soglia, un meccanismo che potrebbe influenzare le strategie delle coalizioni.

L'iter al Senato si concluderà con il voto finale previsto entro il 15 settembre 2026. Successivamente, il testo tornerà alla Camera dei Deputati per la terza lettura a partire dal 28 settembre 2026, per un'approvazione definitiva che si preannuncia non priva di ostacoli. Nel frattempo, è in corso una riflessione sulla possibilità di estendere ai caregiver il voto fuorisede, un'attenzione verso categorie specifiche che potrebbe facilitare l'esercizio del diritto di voto. La riforma interviene anche sulla circoscrizione Estero, riducendo il numero delle ripartizioni (da 4 a 2 alla Camera, da 4 a 1 al Senato) e prevedendo nuove misure per la sicurezza del voto degli italiani all'estero, aspetti che toccano direttamente la rappresentanza dei nostri concittadini residenti all'estero.

Questa riforma elettorale, con le sue complessità e le sue implicazioni, si configura come uno dei nodi cruciali dell'agenda politica attuale. Il suo esito determinerà non solo le regole del gioco per le prossime elezioni, ma anche la stabilità e la rappresentatività del futuro governo, con ricadute dirette sulla vita democratica del Paese e sulla partecipazione dei cittadini.

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