Messaggio promozionale Creativo di test
sabato, 29 agosto 2026
Ultimo aggiornamento alle 17:00
Il Plurale Quotidiano
Politica Interna
"Gli ignoranti votano a destra": bufera su Bonaccini, Meloni lo attacca sui social
Foto: European Commission (Dati Bendo) / Wikimedia Commons, CC BY 4.0
Politica Interna

"Gli ignoranti votano a destra": bufera su Bonaccini, Meloni lo attacca sui social

Il presidente del PD si difende: «Stavo ammonendo la sinistra». Schlein: «La premier pensi ai problemi della gente».

La Redazione ·29 agosto 2026 6:15 ·3 min di lettura

Una frase pronunciata ad Albenga ha acceso una delle polemiche politiche più vivaci di questa estate. Stefano Bonaccini, presidente del Partito Democratico ed eurodeputato, ha sostenuto che il voto per la destra — citando Donald Trump, Brexit, Marine Le Pen, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Roberto Vannacci — arriva «in maniera maggioritaria da chi ha poco studiato, vive in aree interne e nelle periferie delle città e sta peggio economicamente». Il 28 agosto 2026 le sue parole rimbalzano sui social e nelle agenzie, e nel giro di poche ore trascinano la politica italiana in un dibattito a tutto campo sul rapporto tra voto, istruzione e rappresentanza.

Bonaccini tenta subito di ricalibrare il tiro. La frase, spiega, è stata «estrapolata da un ragionamento più complessivo»: il suo intento era ammonire la sinistra sulla sua difficoltà a intercettare le fasce più deboli, non sminuire chi vota centrodestra. «Voglio che la sinistra sappia rappresentare più e meglio coloro che sono più in difficoltà economicamente, o che nella vita hanno avuto meno opportunità di titoli di studio più elevati», precisa, definendo il suo obiettivo quello di costruire «una sinistra più popolare». Ammette di basarsi su «analisi e studi» sui flussi elettorali, ma riconosce l'esistenza di «plurilaureati che votano la Lega, Fratelli d'Italia o Vannacci».

La risposta più dura arriva dalla Presidente del Consiglio. Giorgia Meloni affida il suo attacco ai profili social e non le manda a dire: Bonaccini starebbe suggerendo che «milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco», proponendo una visione del mondo in cui «quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare». Il centrodestra, replica Meloni, «non chiede quanti titoli di studio abbiano prima di ascoltarli» e i propri elettori «hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra», tra «città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate».

Il coro governativo si allarga rapidamente. Il vicepremier Antonio Tajani parla di «un'offesa agli elettori e ai cittadini italiani che in maggioranza hanno votato per il centrodestra». Il vicepremier Matteo Salvini evoca «il solito vizietto della sinistra» e aggiunge che «chi pesa, valuta e giudica un uomo solo in base al titolo di studio è davvero uno sciocco». Il ministro della Giustizia Carlo Nordio liquida le idee di Bonaccini come «confuse»; il ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti accusa la sinistra di coltivare «da tempo il complesso di superiorità: culturale, intellettuale e morale», radunandosi nei «salotti radical chic». Anche Roberto Vannacci interviene con toni taglenti: si dice «orgoglioso e fiero di quel voto» e definisce Bonaccini un «politicante che si è a malapena diplomato».

Messaggio promozionale Pubblicità

Dal fronte dem arriva invece la difesa. Elly Schlein, intervenendo alla Festa dell'Unità di Rivalta sul Mincio, non entra nel merito delle parole di Bonaccini ma sposta l'attacco: Meloni «trova il tempo di attaccare l'opposizione invece di occuparsi dei problemi della gente». La segretaria del PD ricorda poi che Bonaccini, da presidente dell'Emilia-Romagna, ha reso gratuiti gli asili nido, contrapponendo questa misura ai tagli ai fondi per i nidi e al PNRR che attribuisce al governo in carica. Alessandro Alfieri e Igor Taruffi, entrambi dem, difendono il collega sostenendo che le sue parole sono state «estrapolate e strumentalizzate» e che stava semplicemente riportando dati elettorali per stimolare la sinistra a un radicamento più profondo.

Non manca chi guarda la scena con distanza critica. Sandro Ruotolo (PD) osserva che «Meloni sia rimasta indietro nel tempo perché fino a prova contraria il partito della Ztl oggi è FdI». Carlo Calenda di Azione chiude il sipario con una battuta: «Bella questa polemica Meloni-Bonaccini. Degna conclusione del nulla agostano».

Al di là degli scambi di accuse, la polemica mette in luce un tema che attraversa la sinistra europea da almeno un decennio: il progressivo allontanamento dei partiti progressisti dalle classi lavoratrici e dai ceti meno scolarizzati, un fenomeno documentato da più ricerche sui flussi elettorali. Che Bonaccini volesse fare un'autocritica o che abbia scivolato in un giudizio di superiorità, il cortocircuito comunicativo è evidente — e l'estate politica, ancora una volta, si scalda su una frase di troppo.

Potrebbe interessarti anche…