Ceuta, cinquantamila ingressi e decine di morti: l'Europa cerca una risposta unitaria
Tra il 30 luglio e il 1° agosto circa 50.000 persone sono entrate nell'exclave spagnola dal Marocco. Almeno 57 morti, 48.000 rimpatri e un'Europa ancora divisa su cosa fare.
Tra il 30 luglio e il 1° agosto 2026, decine di migliaia di persone hanno attraversato i confini di Ceuta, l'exclave spagnola in Nord Africa, in quello che si profila come l'episodio migratorio più grave in Europa dal 2021. Le cifre sono imponenti e ancora controverse: il Ministero dell'Interno spagnolo stima circa 50.000 ingressi irregolari, mentre il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, ha indicato una cifra vicina ai 60.000. Molti hanno scavalcato le barriere via terra, altri hanno raggiunto il frangiflutti di Tarajal a nuoto o con galleggianti di fortuna. Il bilancio delle vittime parla di almeno 57 morti, con alcune fonti che citano fino a 84 persone decedute in mare nel tentativo di raggiungere la città.
Il governo spagnolo ha schierato l'esercito a supporto della Guardia Civil. Entro il 1° agosto, circa 48.000 persone erano già state rimpatriate in Marocco, in larga parte in modo volontario, e i nuovi attraversamenti si erano quasi del tutto fermati. Madrid sta ora studiando l'installazione di una barriera galleggiante di 500 metri al largo del molo di Tarajal per rendere più difficili i futuri accessi via mare. Fonti del Ministero degli Esteri spagnolo hanno attribuito la crisi non alla recente regolarizzazione di migranti approvata dal governo, bensì a una sentenza della Corte Suprema sui respingimenti in mare, che sarebbe stata strumentalizzata da organizzazioni criminali e reti di traffico di esseri umani.
La crisi ha fatto emergere, ancora una volta, le tensioni irrisolte all'interno dell'Unione Europea sulla gestione dei flussi migratori. Il 1° agosto, 22 capi di Stato e di governo europei — su iniziativa congiunta di Italia e Danimarca — hanno inviato una lettera ai vertici dell'UE: il presidente del Consiglio Europeo António Costa, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente di turno del Consiglio Micheál Martin. La lettera esprime «seria preoccupazione» e chiede una risposta europea unitaria contro gli attraversamenti irregolari e le reti di traffico. I firmatari sottolineano anche che la regolarizzazione di un gran numero di migranti rischia di funzionare da fattore di attrazione, e che non si deve permettere che l'ingresso illegale si trasformi automaticamente in soggiorno legale.
Von der Leyen ha definito gli eventi di Ceuta «inaccettabili», elogiando al tempo stesso la «rapida gestione» dei rimpatri da parte di Spagna e Marocco. Sul fronte diplomatico, però, le tensioni non mancano: il ministro degli Esteri spagnolo ha criticato apertamente l'Italia, affermando che il governo italiano «non è stato all'altezza» nella gestione della crisi. Roma, nel frattempo, aveva valutato la sospensione dello spazio Schengen nei confronti di Madrid, ipotesi che avrebbe avuto conseguenze rilevanti per i movimenti di persone e merci tra i due Paesi.
Il 4 agosto si è tenuta una videoconferenza informale dei ministri dell'Interno dell'UE dedicata alla situazione. L'Italia ha proposto la creazione di hub di rimpatrio in Paesi extra-UE: una soluzione già discussa in passato e ancora controversa sul piano giuridico e umanitario. In questo contesto si inserisce anche il comunicato dell'organizzazione Euromò, che ha denunciato «il cinismo politico e la macabra indifferenza dei vertici europei», chiedendo la fine dell'«immobilismo» comunitario davanti a quella che definisce una catastrofe annunciata e prevenibile.
Il quadro normativo europeo non mancava di strumenti: il Patto sulla migrazione e l'asilo, adottato nel maggio 2024, è entrato in vigore il 12 giugno 2026, puntando a procedure uniformi e a un equilibrio tra solidarietà e responsabilità tra gli Stati membri. A gennaio 2026, la Commissione aveva presentato una Strategia per il quinquennio 2026-2030, articolata su cinque priorità: cooperazione con i Paesi terzi, sicurezza delle frontiere esterne, attuazione del Patto, politiche di rimpatrio e sviluppo di percorsi di migrazione legale. I dati di Frontex mostrano che nel 2025 gli attraversamenti irregolari erano calati del 26% rispetto all'anno precedente; la crisi di Ceuta ricorda però quanto rapidamente un singolo episodio possa ribaltare la percezione della situazione e rimettere tutto in discussione.
Ciò che divide i governi europei non è solo la risposta immediata all'emergenza, ma la visione di fondo: chi privilegia il contenimento e i rimpatri, chi insiste sulla necessità di canali legali e di una distribuzione equa dei richiedenti asilo tra gli Stati membri. Ceuta ha riportato questo dibattito al centro dell'agenda politica continentale, con le stesse fratture di sempre e, questa volta, un bilancio umano che non lascia spazio all'indifferenza.