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Tajani al Cairo: accordo sulla migrazione, forum d'affari e il messaggio di Al-Sisi per Meloni
Foto: UK Government / Wikimedia Commons, CC BY 2.0
Economia

Tajani al Cairo: accordo sulla migrazione, forum d'affari e il messaggio di Al-Sisi per Meloni

Il vicepremier al Cairo per rafforzare il partenariato con l'Egitto: 600 imprese al Business Forum, firma su migrazione regolare e colloqui con Al-Sisi.

La Redazione ·3 settembre 2026 13:08 ·3 min di lettura

Quasi seicento partecipanti, oltre mille incontri tra imprese programmati e una commissione intergovernativa che torna a riunirsi dopo dieci anni di inattività. La missione di Antonio Tajani al Cairo, il 3 settembre 2026, ha la concretezza dei numeri prima ancora che quella della diplomazia. Il vicepremier e ministro degli Affari Esteri è volato in Egitto con un'agenda fitta: incontri istituzionali al più alto livello, la presidenza congiunta della Commissione mista italo-egiziana e il coordinamento del Business Forum Italia-Egitto, organizzato dalla Farnesina e dall'Agenzia ICE presso l'Hotel The St. Regis New Capital.

Al Forum — svoltosi dalle 10 alle 17 ora locale — erano presenti centinaia di aziende italiane, con trattative concentrate su settori che riflettono le priorità strategiche di entrambi i Paesi: energia e transizione verde, infrastrutture, digitalizzazione, agritech, trasporti e logistica, macchinari tessili e per l'agricoltura. Non è un'operazione di facciata: l'Italia è già il primo partner commerciale dell'Egitto tra i Paesi dell'Unione Europea e il quarto su scala mondiale. Nel 2025 l'interscambio bilaterale ha toccato i 5,9 miliardi di euro, con una crescita dell'11,7%; nei primi cinque mesi del 2026 l'aumento è proseguito al ritmo del 7,5%, con l'export italiano verso il Cairo che ha segnato un +17% negli ultimi sei mesi. Cifre che spiegano perché Roma consideri questo asse come uno dei più produttivi nel Mediterraneo.

Accanto alla dimensione commerciale, la visita ha prodotto un risultato politico atteso: la firma di un accordo sulla migrazione regolare, che punta a formare lavoratori egiziani destinati a essere impiegati in aziende italiane, riducendo contestualmente i flussi irregolari. L'intesa rientra nel quadro del Piano Mattei, la strategia italiana per l'Africa che individua l'Egitto tra i nove Paesi prioritari e si articola su sei pilastri — istruzione, salute, energia, acqua, agricoltura, infrastrutture — combinando cooperazione allo sviluppo, credito pubblico e partenariati con il settore privato.

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Tajani ha incontrato il presidente Abdel Fattah al-Sisi e il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, con cui ha co-presieduto la Commissione congiunta: il fatto che si riunisse per la prima volta in un decennio dice qualcosa sul salto di intensità che si vuole dare al rapporto bilaterale. Al tavolo erano presenti anche il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e la ministra del Lavoro Marina Calderone, a confermare che la missione aveva una componente tecnica, non solo politica.

I colloqui istituzionali hanno toccato i principali dossier regionali: la situazione a Gaza e il ruolo di mediazione dell'Egitto, la prospettiva della soluzione a due Stati, la stabilità del Libano e della Libia, la crisi in Sudan e nel Corno d'Africa, e la sicurezza delle rotte marittime, con attenzione specifica allo Stretto di Hormuz e al Mar Rosso. Su quest'ultimo punto Al-Sisi ha ribadito una posizione netta: l'Egitto rifiuta qualsiasi tentativo di militarizzare o internazionalizzare quelle acque, rivendicando che la responsabilità della sicurezza spetta esclusivamente agli Stati rivieraschi. Il presidente egiziano ha anche riaffermato il diritto del Cairo a tutelare la propria sicurezza idrica e alimentare, respingendo azioni unilaterali sul Nilo e richiamando il rispetto del diritto internazionale — un riferimento al lungo contenzioso con l'Etiopia sulla Grande Diga del Rinascimento.

A margine degli incontri, Al-Sisi ha consegnato a Tajani una lettera indirizzata alla premier Giorgia Meloni: nelle parole riferite, il presidente egiziano si è congratulato perché il governo Meloni risulterebbe il più longevo della Repubblica italiana dal dopoguerra, e ha invitato la premier a visitare l'Egitto. Un gesto protocollare, certo, ma anche il segno di un rapporto che Roma e Il Cairo vogliono consolidare su più livelli — economico, migratorio e geopolitico — in una fase in cui il Mediterraneo rimane uno degli scacchieri più instabili del panorama internazionale.

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