Pichetto al Cairo: Italia ed Egitto puntano su gas, rinnovabili e nucleare per il Mediterraneo
Il ministro dell'Ambiente al Cairo per la Commissione congiunta italo-egiziana: più cooperazione su energia, transizione verde e interconnessioni.
Una giornata di lavori intensi al Cairo, il 3 settembre 2026, per il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. La sua presenza alla Riunione della Commissione congiunta italo-egiziana — presieduta dai ministri degli Esteri dei due Paesi — ha messo al centro dell'agenda bilaterale un tema che per l'Italia ha smesso da tempo di essere solo geopolitica: la sicurezza energetica. Gas naturale, rinnovabili, nucleare di nuova generazione e future interconnessioni tra le due sponde del Mediterraneo sono stati i pilastri della discussione.
Il ministro ha riaffermato l'importanza strategica della cooperazione con il Cairo, impegnandosi a espandere la collaborazione in tutti e tre i settori. La logica è quella di due Paesi che si riconoscono reciprocamente come hub energetici del Mediterraneo: l'Italia come porta d'accesso verso l'Unione Europea, l'Egitto come snodo verso il Mediterraneo orientale e il Medio Oriente. Un asse che non è nuovo — Eni opera in Egitto da decenni — ma che negli ultimi anni, dopo lo strappo con il gas russo, ha acquisito un peso diverso.
Sul tavolo ci sono anche sviluppi futuri ancora in fase di studio: interconnessioni elettriche, gasdotti e oleodotti, e prospettive per biometano e idrogeno. Pichetto Fratin ha inoltre indicato che il nucleare di nuova generazione può offrire un contributo importante, in complementarità con le rinnovabili, per diversificare il mix energetico e accompagnare la transizione verso sistemi a basse emissioni. Una posizione coerente con la linea del governo italiano, che ha rimesso il nucleare tra le opzioni della propria strategia energetica.
Sullo sfondo c'è il Piano Mattei per l'Africa, il quadro con cui l'Italia sostiene diverse iniziative nel continente, di cui la cooperazione con l'Egitto è considerata uno degli assi principali. Non è un caso che la missione italiana al Cairo abbia incluso anche un business forum con la partecipazione di circa 600 aziende, di cui cento italiane, e un migliaio di incontri B2B. L'interscambio commerciale tra i due Paesi vale già 6 miliardi di euro, e l'Italia è il principale partner commerciale dell'Egitto tra i Paesi dell'Unione Europea.
Il simbolo industriale di questa collaborazione resta il giacimento di Zohr, scoperto da Eni nel 2015 nel Mediterraneo orientale: uno dei maggiori ritrovamenti di gas dell'area, capace di soddisfare i consumi egiziani per decenni e, nelle intenzioni originarie, di fare dell'Egitto un esportatore di gas naturale liquefatto (GNL) per l'intera regione. La realtà degli ultimi anni, però, è più complicata: nel 2024 l'Egitto è diventato importatore netto di gas, con la produzione domestica in calo e la domanda interna in crescita. Se nel 2022 il Paese aveva esportato oltre cento carichi di GNL, nel 2025 ne ha caricati solo quattro, dando priorità al fabbisogno interno. Il governo egiziano punta a recuperare lo status di esportatore, e le attività sul giacimento di Zohr — inclusa una campagna di perforazione completata con successo nel 2025 — vanno in quella direzione. Eni ha annunciato investimenti per 2 miliardi di dollari in Egitto nel corso del 2026.
Per l'Italia, il contesto è quello di una transizione energetica in corso ma ancora incompleta. A luglio 2026 le rinnovabili hanno coperto il 41,5% della domanda elettrica nazionale e il 48,5% della produzione interna — dati che testimoniano progressi reali, considerando che nel periodo 2022-2025 sono entrati in esercizio impianti eolici e fotovoltaici per oltre 23 GW. Le emissioni di gas serra nel 2024 erano di 376 milioni di tonnellate, il 28% in meno rispetto al 1990. Gli obiettivi dichiarati — riduzione di quasi il 50% entro il 2030 e neutralità climatica entro il 2050 — richiedono però ulteriori accelerazioni.
In questo quadro, la cooperazione con l'Egitto serve a più scopi contemporaneamente: garantire forniture di gas stabili nel breve periodo, sviluppare progetti rinnovabili condivisi nel medio termine, e costruire un'architettura energetica mediterranea più integrata nel lungo periodo. Che l'asse funzioni davvero dipenderà in larga misura dalla capacità egiziana di tornare a produrre e in parte esportare gas, e dalla velocità con cui le interconnessioni elettriche e i corridoi per idrogeno e biometano passeranno dalla fase di studio a quella operativa. Per ora, l'incontro al Cairo ha confermato la volontà politica da entrambe le parti. I tempi e i modi restano da definire.