L’Europa dei mercati trattiene il fiato, sospesa tra le decisioni della Fed e l’imminente pioggia di trimestrali delle big tech. Google, Amazon, Meta e altre colossi stanno per svelare i loro numeri, in un contesto già scosso dai risultati di OpenAI. Intanto, a Washington, Kevin Warsh – il candidato di Donald Trump alla presidenza della Federal Reserve – ha incassato il via libera della Commissione bancaria del Senato, con 13 voti a favore contro 11. La conferma dell’intero Senato appare ormai vicina, proprio mentre scade il mandato di Powell. Questo passaggio di testimone aggiunge un ulteriore strato di incertezza ai mercati globali.
Sui listini europei, le trimestrali rubano la scena. Le banche presentano un quadro in chiaroscuro: UBS Group AG svetta grazie a risultati trimestrali superiori alle attese degli analisti, malgrado le nubi geopolitiche. Banco Santander chiude con un utile netto record, spinto da ricavi in aumento e costi ridotti, che hanno assorbito accantonamenti extra legati a risarcimenti nel settore auto britannico. Deutsche Bank, al contrario, delude nonostante l’utile in crescita e stime riviste al rialzo sui ricavi. Fuori dal settore creditizio, Adidas corre forte, battendo le previsioni su ricavi e margini in un mercato dell’abbigliamento sportivo aspro e frammentato. Il marchio tedesco cavalca uno slancio sano, rarissimo in un panorama tanto competitivo.
A Piazza Affari, l’azzardo premia: STMicroelectronics balza del 5,96%, trainata dalle buone nuove sul settore arrivate dalla trimestrale di NXP. Prysmian tiene il passo con un +0,9%, in vista dei propri conti del primo trimestre. Ma il vero fuoco d’artificio è Nexi, che chiude a +2,8% sulle indiscrezioni di un’offerta da 9 miliardi da parte di CVC. Il fondo private equity cerca il consenso del governo italiano; Hellman & Friedman, azionista di riferimento, non è in trattative ma non chiuderebbe la porta a un’offerta concreta. CDP, con il suo 19%, non sembra intenzionata a mollare la presa. Sul fronte opposto, utility e lusso arrancano: Hera perde il 3,47%, Enel il 2,8%, Moncler il 2,4%.
La tensione si sposta sulle materie prime. Il petrolio decolla, con il Brent che sfiora i 120 dollari al barile e il WTI che supera i 107. Lo stallo in Iran resta sotto i riflettori, complicato dall’uscita degli Emirati Arabi dall’Opec, che apre scenari imprevedibili. Il gas TTF ad Amsterdam rimbalza a 46,4 euro al megawattora, +6,4%. Sul valutario, l’euro/dollaro si assesta poco sotto 1,17. L’oro spot cala a 4.540 dollari l’oncia, -1,1%. In questo intreccio di eventi, i mercati europei attendono, alla finestra, i prossimi colpi di scena.







