La priorità assoluta, oggi, è una sola: la riapertura totale e senza condizioni dello Stretto di Hormuz. A dirlo è Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’Energia, che ha indicato proprio in quel passaggio marittimo il punto di svolta per la crisi energetica in corso.
Parole nette, pronunciate a Parigi con il tono di chi guarda oltre l’emergenza immediata. Secondo Birol, solo un ritorno alla piena libertà di transito potrebbe rimettere in moto i flussi di petrolio e gas verso l’Asia e verso gli altri mercati che dipendono da quell’arteria strategica. In un sistema già sotto pressione, lo Stretto di Hormuz non è un dettaglio geografico: è una leva decisiva per la stabilità energetica globale.
Per questo l’intesa tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente viene letta come una notizia importante, non solo sul piano politico ma anche su quello economico. Se la tensione scende e il traffico energetico riprende senza ostacoli, i mercati possono respirare. E con loro, almeno in parte, l’economia mondiale.
Il messaggio dell’Aie è diretto. Prima di ogni altra cosa, serve far tornare a circolare energia. Il resto, in questa fase, viene dopo.







