Ritorna il Festival Giornalisti del Mediterraneo: geopolitica viva a Otranto
Torna a Otranto il Festival Giornalisti del Mediterraneo, un appuntamento che porta la geopolitica direttamente in piazza, nel cuore pulsante del Salento. Dall'1 al 4 settembre, in Largo Porta Alfonsina, si raduneranno giornalisti, analisti, rappresentanti delle istituzioni e accademici per scrutare le profonde trasformazioni dell'informazione e i delicati equilibri dell'area euro-mediterranea. Organizzato da Tommaso Forte insieme a Nicola Fragassi, Leda Cesari e Rosaria Bianco, in partnership con il Comune di Otranto, l'evento si annuncia come un crocevia di idee vitali.
Al centro del dibattito, i dilemmi del giornalismo digitale: verità contro velocità, responsabilità etica nella diffusione delle notizie. Non mancheranno riflessioni sulla sicurezza dei reporter, la censura e i tentativi di delegittimare i media. Il Comitato scientifico ha svelato i primi nomi del Premio Caravella del Mediterraneo, tra cui Lucio Caracciolo, fondatore e direttore di Limes; Iacopo Luzi, giornalista trilingue che da Washington collabora con Sky TG24 e La Stampa; e Luciana Esposito, oggi sotto scorta per le sue inchieste coraggiose. Tra i relatori spiccano Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, e monsignor Franco Moscone, vescovo di San Giovanni Rotondo.
Lo sguardo si allarga alle dinamiche economiche e strategiche del Mediterraneo: governance, infrastrutture, competitività. Un panel dedicato alla Blue Economy 2030 esplorerà innovazione e sviluppo sostenibile, ispirati alla dottrina sociale cattolica. Approfondimenti geopolitici e giuridici tracceranno il declino del diritto internazionale e il ruolo della diplomazia cattolica nella mediazione e nella pace. "Questa edizione è un momento cruciale non solo per il giornalismo, ma per l'intero spazio mediterraneo", afferma Tommaso Forte. E il sindaco Francesco Bruni aggiunge: "Il Festival è una piattaforma internazionale di dialogo, essenziale in un mondo di tensioni globali e cambiamenti profondi".
In un'epoca di crisi, Otranto diventa baluardo del confronto autentico, dove le parole si fanno ponte tra culture e verità.