Giffoni accoglie Allevi: la sofferenza passa, ma il cielo resta
La sala lo accoglie in piedi, con un applauso lungo, quasi affettuoso. Giovanni Allevi entra e porta con sé non solo la sua musica, ma anche una presenza più ampia, più vulnerabile, più umana. Davanti ai ragazzi del Giffoni Film Festival non costruisce distanza: racconta, invece, il punto esatto in cui la vita si è fatta fragile, quando la diagnosi di mieloma multiplo lo ha costretto a guardarsi dentro e a chiedersi chi fosse davvero. La risposta, oggi, ha la forma di una frase semplice e luminosa: la sofferenza è la nuvola, ma io sono il cielo.
Da quel momento, l’incontro prende il ritmo di una confessione che diventa riflessione collettiva. Allevi parla della malattia, del ricovero, della paura, ma soprattutto di ciò che ha trovato sotto il dolore: una dimensione invisibile, intatta, che il male non riesce a toccare. In questa visione, la musica non è evasione, ma resistenza; non è ornamento, ma una via per non cedere alla disperazione. È così che nasce anche MM22, il concerto per violoncello e orchestra che porta nel titolo l’abbreviazione di mieloma multiplo e l’anno della diagnosi, come se il trauma potesse essere trasformato in forma, ritmo, memoria condivisa.
Il dialogo con i ragazzi si fa subito serrato, sincero, senza formule di circostanza. Una giovane giurata mette a nudo un disagio generazionale molto preciso: il bisogno di apparire perfetti, la paura di sbagliare, l’imbarazzo nel mostrare le proprie fragilità. Allevi risponde senza semplificare: il mondo, dice in sostanza, non ama la fragilità, eppure proprio lì si nasconde il valore dell’essere umani. Non serve inseguire il confronto con gli altri, perché sotto i condizionamenti sociali c’è un’ampiezza interiore che ciascuno custodisce e che spesso resta nascosta persino a se stesso.
Il momento più intenso arriva quando una ragazza, Carmela, parla del dolore senza addolcirlo. La malattia, per lei, non è una lezione romantica, ma una voragine ingiusta che attraversa la vita. Allevi ascolta e rilancia con parole che non negano il buio, ma lo attraversano: disperazione, depressione, disturbi alimentari, dice, sono esperienze che prima o poi molti incontrano; eppure quel buio può diventare il preludio di una rinascita. È qui che il suo discorso si allarga, diventando quasi una teoria della creazione: l’arte nasce proprio da una fragilità che cerca una luce e, a volte, la trova.
Anche la domanda di un altro ragazzo, sul futuro di un sogno artistico quando si convive con una difficoltà personale, riceve una risposta che va oltre il consiglio e diventa un invito esistenziale. Non si deve tenere la sofferenza a distanza. Non va nascosta come un difetto da correggere. È nella vulnerabilità, suggerisce Allevi, che si riconosce il nucleo più profondo dell’essere umano. E se questo vale per la vita, vale ancora di più per la creazione: l’arte non nasce dalla perfezione, ma da una ferita che cerca senso.
L’incontro di Giffoni acquista così anche un valore simbolico, come una tappa di un percorso che continua fuori da quella sala. Il 19 settembre Allevi sarà alla Reggia di Caserta con Musica dall’Anima, un viaggio tra parole e note insieme ai giovani violoncellisti Francesco Strane ed Edoardo Bruni, nel quale tornerà a eseguire proprio MM22. Il 22 settembre sarà invece ad Assisi per un concerto-evento dedicato alla pace, alla spiritualità e alla speranza. Due appuntamenti diversi, ma legati da una stessa tensione: trasformare l’esperienza personale in un gesto condiviso, capace di parlare a chi ascolta.
Quando l’incontro si chiude, la sala resta sospesa in un silenzio diverso da quello iniziale. Poi arrivano ancora gli applausi, ma anche gli occhi lucidi di molti ragazzi, come se quelle parole avessero aperto uno spazio inatteso. Allevi saluta con un pensiero che suona come un congedo e insieme come una dichiarazione di gratitudine: vorrebbe celebrare la sacralità e la bellezza della vita, semplicemente, per il fatto di essere ancora qui.