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Cantare amantis est: il tributo musicale a don Giovanni Minzoni

Cantare amantis est: il tributo musicale a don Giovanni Minzoni

La Redazione ·5 maggio 2026 13:17

Quando la musica diventa testimonianza, quando il canto si eleva a strumento di memoria e riconciliazione, accade qualcosa di straordinario. È questo il cuore pulsante di 'Cantare amantis est', il progetto che Riccardo Muti ha concepito non come semplice rassegna musicale, ma come atto di devozione verso una figura che incarna i valori più nobili della storia italiana. "Dopo aver scelto di incentrare il nuovo programma su alcune pagine di tema sacro, mi è parso naturale rendere omaggio a don Giovanni Minzoni", rivela il maestro. Questa decisione non è casuale: la scelta di approfondire il repertorio sacro trova il suo naturale compimento nel ricordo di un uomo che ha dedicato la propria vita al servizio dei più fragili, pagando il prezzo supremo per la propria integrità morale. Don Minzoni emerge dalle pagine della storia come figura complessa e affascinante: uomo di fede e spirito libero, moderno e rivoluzionario nel suo pensiero, ma radicato nella tradizione più autentica della comunità cristiana. Nato a Ravenna nel 1885, il sacerdote ha scelto di stare dalla parte dei giovani, degli operai, dei poveri—quelli che la società spesso dimentica. Durante il suo ministero ad Argenta, dopo la Prima Guerra Mondiale, ha rafforzato le attività parrocchiali con una dedizione che andava oltre le mura della chiesa, toccando le vite concrete di chi soffriva. Nel 1923, gli squadristi fascisti lo hanno ucciso, ma non hanno potuto spegnere quello che rappresentava: una preghiera vivente, una bontà che resisteva alla violenza. Il programma musicale di questa seconda edizione del progetto si snoda attraverso alcune delle più grandi pagine del repertorio sacro occidentale. Dall'Ave Verum Corpus di Mozart, che racchiude una spiritualità intimista e profonda, si passa all'aria "Casta Diva" dalla Norma di Vincenzo Bellini, dove il sacro e il drammatico si intrecciano in una tensione affascinante. Un estratto dalla Messa da Requiem di Giuseppe Verdi porta con sé il peso della memoria collettiva, mentre il Prologo dal Mefistofele di Arrigo Boito aggiunge una dimensione filosofica e metafisica all'esperienza musicale complessiva. Ciò che rende straordinario questo progetto è la sua natura partecipativa e inclusiva. Al Pala De André, durante due giornate di studio e prove guidate direttamente da Riccardo Muti, coristi provenienti da tutta Italia si riuniranno per approfondire queste opere, per farle proprie, per trasformarle in esperienza collettiva. L'entusiasmo ha superato ogni aspettativa: quasi 3500 partecipanti si erano già iscritti quando l'organizzazione ha deciso di prorogare i termini, riconoscendo che l'interesse per questo tributo musicale era ben più vasto di quanto inizialmente previsto. Nel segno delle parole di Sant'Agostino—'Cantare amantis est', cantare è proprio di chi ama—il progetto si propone di condividere una passione comune e universale. Non è solo nostalgia per un passato, né semplice commemorazione: è un atto di resistenza civile attraverso la bellezza, un messaggio di pace che la musica diffonde quando le parole non bastano più. In un mondo frammentato, dove le divisioni sembrano prevalere, questo progetto ricorda che il canto, in tutte le sue forme, rimane uno dei linguaggi più potenti per unire le anime e testimoniare i valori che davvero contano.

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