Addio a Maurizio Giammusso, critico e biografo che ha dedicato la vita al teatro italiano
Il giornalista e scrittore romano è morto il 17 agosto 2026 a 74 anni, colpito da un malore mentre nuotava a Capalbio. Era l'autore di «Vita di Eduardo».
C'è una crudele ironia nel fatto che Maurizio Giammusso se ne sia andato proprio mentre la sua opera più importante tornava alla vita sui palcoscenici italiani. Il giornalista, critico teatrale e scrittore romano è morto il 17 agosto 2026 a 74 anni, colpito da un malore improvviso mentre nuotava in mare sulla spiaggia di Macchiatonda, a Capalbio, in Toscana. I soccorsi sono intervenuti con l'elisoccorso Pegaso, ma ogni tentativo di rianimazione è risultato vano. Lascia la moglie Anna e la figlia Daniela.
Nato a Roma il 17 ottobre 1951, Giammusso aveva costruito una carriera lunga e coerente nel giornalismo culturale. Aveva lavorato per decenni all'ANSA, nella redazione cultura e spettacoli, fino al 2010, e per molti anni era stato critico teatrale del Corriere della Sera, uno dei ruoli più prestigiosi e insieme più ingrati del mestiere: quello di chi va a vedere per conto di tutti, e poi deve trovare le parole giuste. Negli ultimi anni aveva continuato a scrivere anche per l'Huffington Post. Oltre al giornalismo, aveva curato mostre e programmi televisivi dedicati a figure come Pirandello, Eduardo De Filippo e il caricaturista Onorato, confermando una vocazione enciclopedica che raramente si accompagna alla capacità di farsi leggere: Giammusso, invece, ci riusciva.
La sua opera più nota resta «Vita di Eduardo», la biografia di Eduardo De Filippo pubblicata per la prima volta da Mondadori nel 1993. Un lavoro diventato nel tempo un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia capire davvero chi fosse l'attore e drammaturgo napoletano: non solo la figura pubblica, ma l'uomo, il figlio illegittimo di Eduardo Scarpetta cresciuto nel teatro come in una seconda famiglia, il creatore di un linguaggio scenico che ha attraversato il Novecento senza invecchiare. Per scrivere quel libro, Giammusso aveva avuto accesso alle carte private della famiglia De Filippo — lettere, carteggi inediti — costruendo una ricostruzione che nessuna fonte secondaria avrebbe potuto garantire. Il volume è stato ristampato più volte nel corso degli anni, anche da editori diversi: l'edizione Minimum Fax del 2015 recava una prefazione di Dario Fo, un tributo da gigante a gigante, con Giammusso testimone discreto ma essenziale. L'opera è tornata all'attenzione del pubblico anche in occasione del quarantesimo anniversario della morte di Eduardo, nel 2024.
Tra le altre pubblicazioni si contano La fabbrica degli attori. L'Accademia nazionale d'arte drammatica: storia di cinquant'anni (1988), Il Dante di Gassman (1994), Il teatro di Genova: una biografia (2001), Vita di Rossellini (2004) e Per Ecuba! Frammenti di un discorso teatrale (2009): un catalogo che racconta bene la traiettoria di uno studioso capace di muoversi tra il teatro di tradizione e le singolarità biografiche, sempre con il rigore del giornalista e la passione del lettore.
Quel che rende la notizia della sua morte particolarmente amara è la coincidenza con il debutto di I fratelli De Filippo, spettacolo teatrale firmato da Sergio Rubini — anche interprete — con la drammaturgia scritta insieme a Carla Cavalluzzi e Angelo Pasquini. Lo spettacolo è tratto direttamente da Vita di Eduardo e racconta la storia dei tre fratelli De Filippo — Eduardo, Titina e Peppino — la loro passione per la scena, il contesto familiare difficile come figli illegittimi di Scarpetta, e la rivoluzione che portarono nel teatro italiano. Il debutto è avvenuto il 5 e 6 luglio 2026 al Teatro Mercadante di Napoli, nell'ambito del Campania Teatro Festival. Lo spettacolo proseguirà in tournée: è previsto al Teatro Alfieri di Torino dall'11 al 13 dicembre 2026 e nella stagione 2026-27 del Teatro Stabile di Catania dal 19 al 24 gennaio 2027.
Giammusso aveva visto il suo lavoro trasformarsi in drammaturgia viva, rappresentata nel teatro che più di ogni altro porta il nome di Eduardo. Se n'è andato pochi giorni dopo, su una spiaggia toscana, in piena estate. Il teatro continuerà a raccontare la storia che lui ha contribuito a preservare: forse è questo, alla fine, il modo più onesto di ricordarlo.