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Addio a Guido De Maria, il padre di SuperGulp! che inventò il fumetto in televisione
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Addio a Guido De Maria, il padre di SuperGulp! che inventò il fumetto in televisione

È morto il 31 agosto 2026 a 93 anni il vignettista e regista televisivo bolognese, creatore di SuperGulp! e di oltre 1.200 Caroselli.

La Redazione ·31 agosto 2026 12:11 ·3 min di lettura

Aveva 93 anni e una carriera che non si lascia facilmente racchiudere in un titolo. Guido De Maria, nato il 20 dicembre 1932 a Lama Mocogno, in provincia di Modena, e cresciuto professionalmente a Bologna, è morto il 31 agosto 2026: vignettista, pubblicitario, regista televisivo, autore di cabaret. Una di quelle figure che in Italia il grande pubblico non sempre conosce per nome, ma di cui ha respirato il lavoro per decenni, spesso senza saperlo.

La sua scomparsa arriva in una settimana già segnata dal lutto per la cultura italiana. Francesco Guccini — suo storico amico e collaboratore — era morto il 6 agosto scorso a 86 anni. Il fotografo Franco Fontana se n'era andato appena due giorni prima, il 29 agosto, nella sua casa di Modena all'età di 92 anni. Tre nomi, tre generazioni di creativi modenesi e bolognesi, tre addii ravvicinati che pesano.

De Maria aveva cominciato come vignettista umoristico, disegnando per testate nazionali e internazionali: tra queste Epoca, allora diretta da Enzo Biagi, e Il Candido. Negli anni Sessanta aveva co-fondato la Vimder Film, casa di produzione specializzata negli spot per Carosello, il programma che per una generazione di italiani era sinonimo di infanzia e televisione. In quel contesto ha prodotto e diretto oltre 1.200 tra Caroselli e spot: un numero che da solo racconta la prolificità di un uomo che trattava la creatività come un mestiere quotidiano, senza retorica. Tra i personaggi nati in quegli anni ci sono I Brutos e Franco e Ciccio per Cera Grey, Salomone pirata pacioccone per Amarena Fabbri — realizzato con la collaborazione di Guccini e del disegnatore Bonvi, al secolo Franco Bonvicini — e i nanetti di Loacker, ancora oggi nell'immaginario collettivo. Con Maurizio Costanzo ha firmato anche la cosiddetta "camicia coi baffi".

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Ma il capitolo per cui De Maria è ricordato con più affetto è quello della televisione per ragazzi. Negli anni Settanta, insieme a Giancarlo Governi, ha ideato e curato la regia di Gulp! I fumetti in TV (1972) e poi di SuperGulp! I fumetti in TV, trasmessa dalla Rai dal 1977 al 1981. Quella trasmissione ha inventato un linguaggio: prendere le tavole dei fumetti — Nick Carter, Cattivik e altri protagonisti delle edicole dell'epoca — e portarle sullo schermo con una grammatica tutta nuova, fatta di inquadrature, montaggi e commento sonoro. Nick Carter era stato co-creato da De Maria proprio con Bonvi. Per SuperGulp! aveva anche dato vita al personaggio di Giumbolo, animato da Riccardo Berselli, che intonava la sigla finale di ogni puntata. Le sigle della trasmissione — entrate nella memoria di chi aveva allora dieci anni — le aveva co-composte con il musicista Franco Godi. Nel 1978 o 1979 aveva ricevuto il premio della regia televisiva nel settore TV per ragazzi per quel lavoro.

Negli anni Novanta si era dedicato anche alla carta stampata: è stato condirettore del settimanale umoristico Comix, edito da Franco Cosimo Panini, insieme a Beppe Cottafavi. Nel frattempo non aveva mai smesso di lavorare dietro la macchina da presa pubblicitaria, continuando come regista e producer per la casa di produzione Diaviva tra Reggio Emilia e Milano. E poi c'era il cabaret: con gli Archibusti, il gruppo che condivideva con Francesco Guccini, De Maria coltivava quella vena ironica che aveva attraversato tutta la sua vita professionale, dal primo schizzo su Epoca all'ultima sigla televisiva.

La sua è una storia italiana nel senso più preciso: quella di un creativo che non ha mai scelto un solo campo, che ha attraversato i decenni adattando il proprio sguardo senza perderne la firma. Con Guido De Maria scompare uno degli artigiani più originali della cultura popolare del Novecento italiano, uno di quelli che hanno costruito l'immaginario collettivo del paese lavorando nell'ombra della propria firma, ma ben visibili nell'eco del proprio lavoro.

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