Fino a 64 gradi sull'asfalto: nelle periferie povere il caldo è un'altra cosa
La campagna di Legambiente ha misurato temperature record nei quartieri a basso reddito di sei città italiane. Roma tra le più colpite.
Nel quartiere romano del Parco Palatucci, un tratto di asfalto esposto al sole ha toccato i 62,7 gradi. A Torino, nel Giardino Giuseppe Saragat, le pavimentazioni antitrauma in gomma sotto gli scivoli dei bambini hanno raggiunto i 75,6 gradi. Sono i numeri più estremi di una campagna di monitoraggio che ha girato sei periferie italiane tra giugno e luglio 2026, e che restituisce un quadro preciso di qualcosa che molti intuiscono ma raramente si misura: il caldo non è uguale per tutti.
La campagna si chiama «Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste», è promossa da Legambiente in collaborazione con la Croce Rossa Italiana e con il supporto tecnico di RSE S.p.A. (Ricerca sul Sistema Energetico), e ha monitorato quartieri periferici di Napoli, Milano, Roma, Torino, Terni e Bari dall'11 giugno al 17 luglio 2026. Il denominatore comune di questi luoghi è duplice: bassa disponibilità di verde urbano e redditi medi tra i più bassi delle rispettive città. Non è una coincidenza.
Il concetto al centro della campagna è quello di cooling poverty — «povertà di raffrescamento» — una condizione che va oltre la semplice mancanza di un condizionatore. Riguarda infrastrutture inadeguate, assenza di reti di supporto sociale, scarsità di conoscenze su come proteggersi, e soprattutto la concentrazione di superfici impermeabili — asfalto, cemento, sanpietrini — che assorbono calore durante il giorno e lo restituiscono di notte, impedendo all'ambiente di raffreddarsi. Nelle ore più calde, tra le 11 e le 16, la temperatura ambientale media rilevata nei quartieri monitorati è stata di 35,9 gradi, con un picco di 39 gradi registrato l'8 luglio alla Barriera di Milano a Torino. Le superfici, però, raccontano una storia ancora più drastica: la temperatura media dell'asfalto al sole ha raggiunto i 52 gradi, quella della gomma antitrauma i 66. Un bambino che cade sul pavimento di un parco giochi rischia ustioni, non graffi.
Il contrasto è netto quando si trova ombra o vegetazione. Un terreno naturale vicino a una fontanella presso l'Acquedotto Alessandrino a Roma ha registrato 23,5 gradi, trenta gradi in meno rispetto all'asfalto soleggiato a pochi passi. L'asfalto in ombra scende in media a 35 gradi, la gomma a 33. La differenza la fa il verde, e il verde nelle periferie a basso reddito manca sistematicamente. Il 64,4% delle infrastrutture e dei servizi mappati — 288 su 465 — risultava esposto direttamente al sole nelle ore più calde della giornata.
Il quadro si aggrava se si guarda all'evoluzione dell'ultimo decennio. Tra il 2015 e il 2025, l'ondata di caldo torrido si è anticipata al mese di giugno in molte città italiane. Milano è la più colpita: i quartieri con temperature medie diurne della superficie tra 41 e 45 gradi a giugno sono passati da 6 a 68. Roma ha visto un aumento di 71 quartieri nella fascia 41-45 gradi e di 32 in quella 46-50 gradi ad agosto rispetto ai valori del 2015. La città è anche quella con il numero più alto di vittime attribuibili al caldo tra le capitali europee: 835 decessi stimati nell'estate 2025, su un totale nazionale di 4.597. Dati che si inseriscono in un contesto continentale drammatico: l'Agenzia Europea dell'Ambiente stima che nel 2022 tra 60.000 e 70.000 persone siano morte prematuramente a causa delle ondate di caldo, e una ricerca ha calcolato che il 68% dei 24.400 decessi legati al calore nell'estate 2025 in 854 città europee sia imputabile al cambiamento climatico. Gli over 65 rappresentano l'85% dei decessi in eccesso.
Le città, per loro natura, amplificano il problema. L'effetto isola di calore urbana — generato dalla cementificazione, dalla densità veicolare e dalla presenza massiccia di impianti di condizionamento — può rendere un quartiere fino a 4 gradi più caldo rispetto alle aree rurali circostanti. I condizionatori, paradossalmente, scaricano calore all'esterno peggiorando le condizioni di chi non ce li ha: un corto circuito che colpisce sempre i più fragili.
Di fronte a questo scenario, Legambiente ha presentato al governo sette proposte. Le principali: stanziare risorse per attuare il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, approvare un piano nazionale per i rifugi climatici nelle città e durante i grandi eventi estivi, aumentare le infrastrutture verdi e blu — parchi, tetti verdi, superfici permeabili, fontane — e ridurre le superfici asfaltate. C'è anche la richiesta di attuare il Piano Sociale per il Clima e avviare la riqualificazione energetica degli edifici nei quartieri più vulnerabili. Proposte strutturali, che richiedono tempo e investimenti, mentre le periferie italiane affrontano già adesso estati che un decennio fa sarebbero sembrate eccezionali.