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Bonus riscaldamento 2026: nuove regole più severe, ma chi si muove ora può risparmiare
Foto: alpha innotec / Pexels
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Bonus riscaldamento 2026: nuove regole più severe, ma chi si muove ora può risparmiare

Dal Conto Termico 3.0 all'Ecobonus, le agevolazioni per sostituire caldaie e installare pompe di calore cambiano faccia. Ecco cosa sapere prima di intervenire.

La Redazione ·31 luglio 2026 9:07 ·4 min di lettura

Chi stava rimandando la sostituzione del vecchio impianto di riscaldamento farebbe bene a non aspettare ancora. Le regole per ottenere i bonus sono cambiate in modo significativo nel 2026, e da agosto cambieranno di nuovo: alcune finestre si stanno chiudendo, altre restano aperte ma con condizioni più stringenti. Orientarsi non è semplicissimo, ma la posta in gioco — qualche migliaio di euro di risparmio sui lavori — vale lo sforzo di capirci qualcosa.

Il quadro di riferimento è quello della transizione ecologica europea: la direttiva Case Green (EPBD) e la Direttiva RED III, recepita in Italia con il D.Lgs. 5/2026, hanno ridisegnato il perimetro degli incentivi, escludendo progressivamente i combustibili fossili e spingendo verso elettrico, geotermia e biomasse di qualità. Due strumenti principali sopravvivono a questa rimodulazione: il Conto Termico 3.0 e l'Ecobonus. A questi si affianca il Bonus Ristrutturazione, utile per chi non rientra nei criteri degli altri due.

Conto Termico 3.0: il contributo a fondo perduto

Il Conto Termico 3.0 è in vigore dal 25 dicembre 2025, disciplinato dal Decreto Ministeriale del 7 agosto 2025 del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. È lo strumento più generoso: si tratta di un contributo a fondo perduto erogato direttamente dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), non di una detrazione fiscale da spalmare negli anni. Per i privati il rimborso può arrivare fino al 65% della spesa ammissibile; per scuole, strutture ospedaliere e Pubbliche Amministrazioni in comuni sotto i 15.000 abitanti si sale fino al 100%.

Le richieste si presentano tramite il Portaltermico 3.0, attivo dal 2 febbraio 2026 — con una riapertura dal 13 aprile dopo una temporanea sospensione. L'erogazione avviene in un'unica soluzione entro 60-90 giorni per importi fino a 15.000 euro, oppure in rate annuali da 2 a 5 anni per cifre superiori.

Sono incentivabili le pompe di calore elettriche e a gas (aerotermiche, geotermiche, idrotermiche), i sistemi ibridi factory made — cioè moduli integrati e certificati dal produttore, non assemblati in cantiere — e i generatori a biomassa. Attenzione però: per le imprese e gli enti del terzo settore economici, le pompe di calore a gas e i sistemi ibridi con caldaia a gas non sono più ammessi. E da nessuna parte, tramite Conto Termico 3.0, i privati su edifici residenziali possono accedere agli incentivi per il fotovoltaico: i pannelli solari sono finanziabili solo se installati contestualmente a una pompa di calore elettrica, e solo per soggetti diversi dai privati su prima o seconda casa.

Ecobonus e Bonus Ristrutturazione: la strada della detrazione fiscale

Chi preferisce — o deve — passare per la detrazione fiscale ha ancora l'Ecobonus, prorogato fino al 31 dicembre 2026. Le aliquote sono scese rispetto al passato: 50% per l'abitazione principale, 36% per le altre case e per gli immobili non residenziali. La detrazione si recupera in dieci rate annuali di pari importo. Tra gli interventi agevolabili rientrano le pompe di calore ad alta efficienza, gli impianti geotermici a bassa entalpia, i sistemi ibridi factory made e gli scaldacqua a pompa di calore.

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Una novità importante, in vigore dal 1° gennaio 2025: le caldaie alimentate esclusivamente a gas — anche quelle a condensazione di classe A, le più efficienti della categoria — sono uscite dal perimetro dell'Ecobonus. Il recepimento della direttiva europea vieta i sussidi pubblici per i generatori a combustibili fossili stand-alone. Chi vuole sostituire una vecchia caldaia con un'altra caldaia a gas non riceverà alcun incentivo.

Il Bonus Ristrutturazione segue aliquote analoghe — 50% per la prima casa, 36% per gli altri immobili — con massimali di spesa detraibile rispettivamente di 96.000 e 48.000 euro. Anche qui, le caldaie a gas tradizionali sono escluse.

Un aspetto burocratico da non trascurare: per l'Ecobonus è obbligatorio trasmettere la documentazione tecnica all'ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori, e i pagamenti devono avvenire tramite bonifico bancario parlante. Serve inoltre l'asseverazione di un tecnico, che per interventi semplici può essere sostituita da una dichiarazione del fornitore o dell'installatore.

La finestra che si chiude il 3 agosto

C'è una scadenza ravvicinata che riguarda chi stava pensando a una stufa o caldaia a pellet. Dal 3 agosto 2026, in applicazione del D.Lgs. 5/2026 che recepisce la Direttiva RED III, il passaggio da un impianto a metano a un apparecchio a biomassa non sarà più agevolato: niente detrazioni al 50%, niente Ecobonus, niente Conto Termico 3.0 per questo tipo di intervento. L'obiettivo dichiarato è ridurre le emissioni di polveri sottili — PM10 e PM2.5 — che le stufe a legna e a pellet producono in quantità significativa.

Rimane incentivabile la sostituzione di un vecchio apparecchio a biomassa con uno nuovo, ma solo se quest'ultimo ha la certificazione a 5 stelle e rispetta requisiti minimi di rendimento. Per potenze superiori a determinate soglie, è obbligatorio un sistema di filtrazione attiva dei fumi, che deve restare in funzione almeno per il 90% delle ore di attività del generatore.

Un'ultima nota di sistema: Conto Termico 3.0, Ecobonus e Bonus Ristrutturazione non sono cumulabili tra loro per lo stesso intervento. E lo sconto in fattura e la cessione del credito — le formule che avevano alimentato il boom del Superbonus — sono stati aboliti per la generalità degli interventi nel 2026. Chi vuole accedere alle agevolazioni deve oggi essere in grado di sostenere la spesa in proprio, recuperandola poi sotto forma di contributo o detrazione.

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