La mattinata alla Consulta provinciale degli studenti di Roma si è trasformata in un confronto tesissimo, al punto da richiedere l’intervento della polizia per riportare la situazione sotto controllo. Nello spazio Rossellini, all’Ostiense, la seduta plenaria è stata attraversata da contestazioni, accuse reciproche e momenti di forte concitazione tra studenti schierati su posizioni opposte. In pochi minuti, un dibattito già carico di tensione politica ha smesso di essere solo una disputa interna ed è diventato uno scontro capace di interrompere i lavori.
Secondo la ricostruzione emersa, la frattura si è aperta quando alcuni studenti della Rete degli Studenti e di Opposizione Studentesca d’Alternativa, Osa, hanno occupato simbolicamente la plenaria, bloccando l’assemblea con cartelli di protesta e accuse di “gravi forzature” nella gestione della commissione sull’Antifascismo e la memoria storica. Il nodo, in realtà, era già acceso da giorni: la decisione di sostituire nel nome della commissione la parola Antifascismo con Democrazia. Per le minoranze, si è trattato di una cancellazione politica compiuta senza il voto dell’assemblea plenaria; per la maggioranza, guidata da Azione Studentesca, quella scelta sarebbe invece pienamente legittima.
È in questo clima che la discussione si è incrinata fino a sfiorare il contatto fisico. Gli agenti del commissariato Colombo, intervenuti dopo la segnalazione di una lite tra i due gruppi, si sono frapposti tra gli schieramenti evitando che la situazione degenerasse ulteriormente. Stando a quanto riferito, ci sarebbero stati spintoni e calci, ma la presenza delle forze dell’ordine ha fermato l’escalation sul nascere. La Consulta, dopo la fase più critica, ha poi ripreso i lavori approvando una mozione di condanna della violenza, segno di un tentativo di ricomposizione che però non ha cancellato la frattura politica all’origine della giornata.
Nel frattempo, la vicenda ha superato i confini dell’assemblea studentesca ed è entrata nel dibattito istituzionale. Nei giorni precedenti, infatti, i deputati del Pd Andrea Casu e Irene Manzi avevano presentato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, tornando poi a ribadire che il cambio di nome della commissione non sarebbe una questione formale, ma una scelta politica precisa. Dal ministro è arrivato un richiamo netto: la violenza, ha detto, non deve essere praticata da nessuno, pur aggiungendo che i fatti andranno verificati perché la ricostruzione potrebbe essere diversa da quella circolata nelle ore successive.
La risposta del fronte di centrodestra è stata altrettanto dura. La sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti ha parlato di assemblee studentesche come luoghi che dovrebbero restare spazi di confronto democratico e partecipazione civile, non scenari di intimidazione e violenza. Sulla stessa linea il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, che ha definito l’episodio un’aggressione ai danni degli studenti di Azione Studentesca. Anche Federico Mollicone, deputato di FdI e presidente della commissione Istruzione della Camera, ha accusato la Rete degli Studenti medi di aver lanciato sedie e ferito una ragazza. Versioni pesanti, che hanno contribuito ad alzare ulteriormente la temperatura politica attorno alla vicenda.
Dall’altra parte, però, la lettura è opposta. Per il Pd romano, con i consiglieri capitolini Carla Fermariello e Daniele Parrucci, di fronte a una protesta politica e alla richiesta di rispetto delle regole interne alla Consulta, la risposta non può mai essere la violenza né l’intimidazione. Una posizione condivisa anche dall’assessora alla Scuola di Roma Capitale, Claudia Pratelli, secondo cui la rappresentanza studentesca deve restare uno spazio di partecipazione democratica, confronto e rispetto delle regole condivise. Per Pratelli, l’antifascismo non è un tema accessorio ma un principio basilare della vita democratica, e proprio per questo serve un intervento capace di riaffermare con chiarezza il valore dei luoghi e delle pratiche di confronto.
Sul piano mobilitativo, Osa ha intanto annunciato per il 13 giugno un corteo che partirà nel primo pomeriggio da piazzale del Verano. Ed è probabile che quella manifestazione diventi il nuovo punto di condensazione di una battaglia che, nata dentro un organismo di rappresentanza studentesca, ha già assunto il peso di uno scontro politico molto più ampio.







