Villa Savorelli, il giardino segreto della Tuscia che Roma non sa di avere a 53 km
Tra lecci secolari, fontane in peperino e siepi a forma di stemma nobiliare, il complesso di Sutri è uno dei gioielli meno noti del Lazio.
A cinquantatré chilometri da Roma, oltre il traffico della Via Cassia e oltre il favoloso centro storico di Sutri, si nasconde un luogo che i laziali stentano a immaginare così vicino: Villa Savorelli, un complesso storico arroccato su un colle tufaceo che domina il borgo, con vista sull'anfiteatro romano e sulla campagna della Tuscia viterbese. Bosco secolare, giardino all'italiana, chiesa barocca e residenza nobiliare convivono in pochi ettari che, pur appartenendo oggi al Comune e all'Ente Parco, conservano intatta la stratificazione di cinque secoli di storia.
Le origini della proprietà risalgono al XVI secolo, quando la famiglia fiorentina degli Altoviti vi costruì una modesta residenza di campagna. Nel 1629 la proprietà passò ai marchesi Muti-Papazzurri, che avviarono un ciclo di rinnovamenti architettonici ambiziosi: l'edificio attuale, distribuito su tre piani con pianta pressoché quadrata, fu completato nel XVIII secolo per loro volere. La facciata principale, sobria nella composizione, è divisa in due ordini da un'alta cornice marcapiano, presenta fasce orizzontali in peperino — la pietra vulcanica caratteristica di questo territorio — un portale decorato con bugne e quattro busti marmorei a ornare la superficie. Rinascimento, Barocco ed età romantica hanno lasciato ciascuno la propria impronta, senza che il risultato sembri mai disordinato.
Verso la fine del Settecento la famiglia Muti-Papazzurri si estinse, e la villa passò in eredità ai Conti Savorelli, da cui prende il nome ancora oggi. La storia novecentesca è più aspra: nel 1944 le truppe tedesche incendiarono l'edificio, che fu poi venduto alla famiglia Staderini, impegnata nella ricostruzione postbellica. Il 7 ottobre 1987, a seguito del fallimento dell'ultimo proprietario privato, l'intero complesso — villa, terreni e annessa chiesa — divenne proprietà del Comune di Sutri. Oggi ospita la sede dell'Ente Parco Regionale Antichissima Città di Sutri e viene utilizzato per conferenze, mostre ed eventi culturali.
Il vero cuore pulsante del complesso è però il giardino all'italiana, che si estende sui lati ovest e sud della villa. Le siepi di bosso sono potate con geometria rigorosa; alcune formano lo stemma della famiglia Savorelli, quasi un monogramma vegetale che sfida il tempo. Al centro campeggia una fontana in peperino realizzata dallo scultore Alfredo Biagini (1886-1952), con vasca semicircolare e motivo a pigna — elemento simbolico di lunga tradizione nell'iconografia dei giardini italiani. Nel giugno 2022 il Comune di Sutri ha ricevuto dalla Regione Lazio un finanziamento di 48.572 euro specificamente destinato al recupero di questo giardino storico, un segnale che il valore del sito è riconosciuto anche a livello istituzionale.
A completare il quadro c'è il Bosco Sacro, un'area di lecci secolari il cui nome rimanda a credenze pagane antichissime: secondo la tradizione locale, ninfe e fauni avrebbero abitato queste ombre prima ancora che vi arrivassero i cristiani. Dall'altra parte, la Chiesa della Madonna del Monte chiude il complesso con un elemento verticale ben visibile anche dalla città sottostante: la facciata barocca fu ridisegnata nel 1725 dall'architetto Sebastiano Cipriani, con due torri campanarie che conferiscono all'insieme uno slancio insolito. L'edificio originario della chiesa risale presumibilmente all'inizio del XIII secolo.
Villa Savorelli si trova all'interno del Parco Regionale Antichissima Città di Sutri e dista 29 km da Viterbo e 53 km da Roma, raggiungibile comodamente lungo la Cassia. L'accesso ai giardini e all'area monumentale è generalmente a pagamento; orari e modalità aggiornati sono disponibili sui canali ufficiali del Parco Regionale o del Comune di Sutri. Per chi abita nella capitale e cerca qualcosa che non sia né un museo né una spiaggia, è una delle risposte più concrete che il Lazio sa dare.