Rimini querela due influencer per video falsi sul mare: la Riviera passa alle vie legali
Federalberghi Rimini ha presentato due denunce per diffamazione aggravata contro Steve Mozz e Alex Raffo, accusati di aver diffuso contenuti manipolati sulla Riviera Romagnola.
Un mare nero di alghe, spiagge con siringhe e preservativi, fotomontaggi che non corrispondono ad alcuna realtà documentata. Sono questi i contenuti che hanno spinto Federalberghi Rimini a fare un passo che, nel mondo dei social, suona ancora abbastanza insolito: andare in tribunale. L'associazione degli albergatori ha presentato due querele per diffamazione aggravata — ai sensi dell'articolo 595 del codice penale — contro due content creator accusati di aver diffuso materiale falso o manipolato sulla Riviera Romagnola tra la fine di giugno e la fine di luglio 2026.
I nomi degli influencer coinvolti sono Stefano Mozzicato, noto online come Steve Mozz, e Alessandro Raffaelli, in arte Alex Raffo. I contenuti contestati includono reel, fotomontaggi e fotografie che ritraevano il mare di Rimini ricoperto da materiale organico nerastro e le spiagge in condizioni igieniche degradate. Secondo Federalberghi, questi post sarebbero stati pubblicati con l'intento di screditare la destinazione, gonfiare le visualizzazioni o spingere i turisti verso altre mete — la Puglia viene citata esplicitamente come alternativa promossa in controluce.
A guidare la battaglia legale sono gli avvocati Maurizio e Martina Ghinelli, incaricati dall'associazione. La presidente di Federalberghi Rimini, Patrizia Rinaldis, ha scelto parole nette: «È tempo che i social network vengano usati in modo corretto e responsabile, senza arrecare danni ingiustificati. Chi diffonde falsità ne risponderà nelle sedi opportune». La tempistica non è casuale: Rimini sta attraversando una stagione turistica di grande affluenza e ha recentemente riconquistato la Bandiera Blu, il riconoscimento europeo sulla qualità delle acque e dei servizi balneari.
La replica di Mozzicato non si è fatta attendere. Il creator ha respinto le accuse sostenendo che i suoi video siano «contenuti comici e parodistici», non reportage né comunicati turistici, e che non ci fosse alcuna volontà di boicottare la Riviera. Uno dei video incriminati, diffuso il 28 giugno, si intitolava Io a 6 anni in spiaggia a Rimini con mamma e rappresentava, a suo dire, una «scenetta ambientalista» volutamente grottesca, senza alcun riferimento alla Rimini attuale. Un altro filmato mostrava cartoline palesemente false, con paesaggi tropicali e un canguro, per evidenziare ironicamente la distanza tra aspettative e realtà balneare. Il confine tra satira e diffamazione, insomma, è esattamente il nodo che dovrà sciogliere la magistratura.
Il caso di quest'estate non è il primo del genere. Già nell'agosto del 2023 Federalberghi Rimini aveva sporto denuncia contro pagine social satiriche che avevano accostato il mare della Riviera a immagini di fango e immondizia. In quell'occasione la vicenda si era conclusa con una transazione: il pagamento di un risarcimento per danno reputazionale, poi devoluto in beneficenza d'intesa con il Comune di Rimini. Un precedente che suggerisce come l'associazione abbia già affinato la strategia e non consideri il ricorso ai tribunali una mossa straordinaria, ma uno strumento ordinario di tutela dell'immagine territoriale.
Il dibattito che si apre è però più ampio della singola querela. Dove finisce la satira e inizia la disinformazione turistica? La domanda non ha una risposta semplice, e il diritto penale — con la sua soglia alta per la diffamazione — dovrà valutare se i contenuti fossero chiaramente riconoscibili come parodia o se potessero indurre in errore un pubblico ignaro. Nel frattempo, la vicenda mette in luce una tensione crescente tra i territori che fanno del turismo la propria economia principale e un ecosistema digitale in cui la viralità premia spesso la provocazione sulla precisione. Rimini ha scelto di non restare a guardare: che la strada giudiziaria si riveli efficace o meno, il segnale inviato al mondo dei content creator è inequivocabile.