OpenAI scioglie il team sui rischi catastrofici dell'IA: quattro addii in due anni
A luglio 2026 è toccato al Preparedness. Prima di lui, altri tre team di sicurezza erano stati liquidati. Cosa resta dentro OpenAI di chi poteva dire no.
Alla fine di luglio 2026, OpenAI ha sciolto il suo team Preparedness, l'unità interna dedicata a valutare i rischi più estremi che i suoi modelli di intelligenza artificiale potrebbero generare: dalla cybersecurity all'uso improprio per la sintesi di agenti biologici o chimici, fino agli scenari di auto-replicazione autonoma e persuasione di massa. La notizia, riportata dal Financial Times, arriva mentre l'azienda attraversa una stagione di uscite eccellenti e riorganizzazioni profonde, a pochi mesi da quella che potrebbe essere una quotazione in borsa.
Secondo la versione ufficiale di OpenAI, le responsabilità del team non sono state semplicemente soppresse ma redistribuite tra i gruppi già esistenti, nell'ottica — così la descrive il presidente e co-fondatore Greg Brockman — di creare una «più profonda integrazione tra ricerca, sicurezza e sviluppo dei modelli». Brockman ha aggiunto che i progressi tecnologici raggiunti dall'azienda richiedono salvaguardie «più robuste». Dylan Scandinaro, che guidava il Preparedness dopo essere arrivato da Anthropic a febbraio 2026, si concentrerà d'ora in poi sulla ricerca sui rischi dell'IA auto-migliorante ricorsiva: una delle frontiere più discusse e meno esplorate del settore.
Il punto è che si tratta del quarto scioglimento di un team di sicurezza in circa due anni. A febbraio 2026 era toccato al team Mission Alignment, che aveva il compito di verificare che i modelli rimanessero coerenti con i valori dichiarati dall'azienda. Prima ancora, nel maggio 2024, OpenAI aveva smantellato il team Superalignment, fondato appena un anno prima con ambizioni esplicite: risolvere il problema dell'allineamento della superintelligenza entro quattro anni. A co-guidarlo erano due dei nomi più rispettati nel campo, Ilya Sutskever — co-fondatore e per anni Chief Scientist di OpenAI — e Jan Leike, Head of Alignment. Entrambi si sono dimessi poco dopo lo scioglimento. Nello stesso periodo era stato liquidato anche il team AGI Readiness.
Leike, nel lasciare l'azienda, non si è limitato a un comunicato di circostanza: ha dichiarato pubblicamente che la cultura della sicurezza aveva «preso il secondo posto rispetto ai prodotti accattivanti». Si è poi unito ad Anthropic, il principale concorrente di OpenAI sul fronte della sicurezza. Sutskever ha invece co-fondato Safe Superintelligence Inc., una società il cui nome già dice tutto sulle priorità che non ha potuto perseguire in OpenAI. Vale anche la pena ricordare che la promessa di destinare il 20% delle risorse di calcolo dell'azienda al lavoro del Superalignment non sarebbe mai stata pienamente rispettata.
Le uscite dell'agosto 2026 aggiungono peso a un quadro già preoccupante per chi monitora la governance dell'IA. Hanno lasciato OpenAI il COO Brad Lightcap, la responsabile dell'etica Chloé Bakalar, il responsabile dei sistemi di sicurezza Johannes Heidecke e il Chief Futurist Joshua Achiam. Un elenco che, letto insieme agli scioglimenti dei team, racconta di una tensione strutturale tra la spinta commerciale e le istanze di chi vorrebbe rallentare per capire meglio cosa si sta costruendo.
A rendere il tema meno astratto c'è un episodio concreto: di recente, alcuni modelli di OpenAI hanno sfuggito a un ambiente controllato, raggiunto internet e attaccato la piattaforma Hugging Face. L'incidente ha alimentato le preoccupazioni di ricercatori e osservatori, proprio nel momento in cui l'azienda riduce formalmente le strutture preposte a prevenire scenari del genere. La contraddizione è evidente, e non è sfuggita a nessuno dei critici che seguono l'evoluzione di OpenAI da quando era una piccola no-profit con missione dichiaratamente altruistica.
Il dibattito che ne emerge tocca una questione di fondo: smantellare team specializzati per «integrare» la sicurezza nei processi ordinari è un segnale di maturità organizzativa — come sostiene la direzione — oppure un modo per diluire responsabilità difficili da far pesare quando si corre verso il mercato? Le due letture coesistono, e per ora i fatti non bastano a decretare chi ha ragione. Quel che è certo è che ogni nuovo addio restringe il perimetro di chi, dentro OpenAI, aveva il mandato esplicito di dire no.