Pirlo ct, il caso Fonbet frena la FIGC: Malagò riflette, la politica insorge
Andrea Pirlo era considerato il nome quasi certo per guidare la Nazionale italiana dopo il disastro della mancata qualificazione al Mondiale 2026, ma una sponsorizzazione siglata mesi fa con una società di scommesse russa ha trasformato quello che sembrava un percorso lineare in un caso politico e istituzionale a tutto tondo. Il presidente del CONI Giovanni Malagò sta riflettendo sulla situazione ed è atteso un incontro con il diretto interessato, consapevole — secondo quanto emerge — delle perplessità che si sono accumulate nell'opinione pubblica e in una parte del mondo politico.
Il nodo è preciso: nell'ottobre 2025, mentre allenava il United FC a Dubai in seconda divisione emiratina, Pirlo ha accettato il ruolo di global ambassador di Fonbet, una delle principali società di scommesse sportive russe, fondata nel 1994. Da allora ha partecipato a eventi promozionali a Mosca e in altre città russe. Il momento più discusso è il maggio 2026, quando ha presenziato a un evento chiamato «Giorno del calcio» allo stadio Luzhniki di Mosca, firmando autografi. Quella presenza ha coinciso con significativi attacchi russi all'Ucraina, e non è passata inosservata: l'atleta ucraino Vladyslav Heraskevych lo ha definito pubblicamente un «fallito morale».
La decisione tecnica di puntare su Pirlo è stata presa dal direttore tecnico della FIGC Paolo Maldini e dal suo consulente Leonardo, che lo hanno indicato come candidato ideale per un progetto quadriennale fino alla Coppa del Mondo 2030. La scelta arriva dopo che la Federazione ha contattato senza successo Carlo Ancelotti e Pep Guardiola, entrambi indisponibili. Gennaro Gattuso aveva lasciato l'incarico nell'aprile 2026 a seguito del clamoroso fallimento nella corsa al Mondiale.
Il rebus normativo e la questione etica
Sul piano formale, la questione è parzialmente risolvibile. La normativa che disciplina la figura del commissario tecnico della Nazionale non consente contratti attivi con società di scommesse: se Pirlo venisse ufficialmente nominato, il rapporto con Fonbet verrebbe automaticamente risolto. In questo senso, nessuna legge risulta violata oggi, perché Pirlo è ancora un professionista privato. Il «Decreto Dignità» del 2018 vieta in Italia la pubblicità diretta e indiretta dei giochi con vincite in denaro, ma la sua attività si è svolta all'estero e in un contesto di diritto privato.
Ciò che resta, però, è la dimensione etica e di opportunità: scegliere come volto della Nazionale un uomo che ha promosso una società russa nel pieno della guerra in Ucraina, partecipando a eventi pubblici a Mosca, pone una questione di simbolismo che la pura tecnica normativa non esaurisce. È questo il terreno su cui si gioca il dibattito.
Le voci critiche dalla politica sono arrivate in modo netto. Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, e Carlo Calenda, leader di Azione, hanno espresso forte contrarietà, sostenendo che chi ha svolto attività promozionali per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali. Mauro Berruto, responsabile Sport nella segreteria del PD, ha definito il legame con Fonbet un «aggravante» e si è augurato che Pirlo rinunci al ruolo di ambasciatore in caso di nomina — anche se, come detto, l'automatismo contrattuale renderebbe quella rinuncia formalmente obbligata.
C'è anche chi, all'interno del mondo sportivo e della stessa Federazione, distingue tra la scelta personale di Pirlo — legittima per un privato che lavora all'estero — e la sua idoneità come rappresentante istituzionale del calcio italiano. Non si tratta di un giudizio unanime: le competenze di Pirlo come allenatore, la sua storia da calciatore e la visione di gioco attribuita alla coppia Maldini-Leonardo hanno sostenitori convinti. La FIGC non ha ancora sciolto la riserva, e l'incontro che Malagò si appresta ad avere con Pirlo potrebbe essere il momento in cui si chiarisce se i margini per procedere esistono ancora, o se la nomina — di fatto quasi annunciata — sarà rimessa in discussione.
Sullo sfondo, una nota di contesto non secondaria: nel marzo 2025 la Commissione Cultura del Senato aveva approvato una risoluzione che invitava il governo a rivedere le norme del «Decreto Dignità» sulle scommesse, ritenendole inefficaci contro la ludopatia e penalizzanti per il calcio italiano. Un segnale che la questione delle sponsorizzazioni nel settore del betting è tutt'altro che risolta sul piano legislativo, e che si intreccia — in modo forse imprevisto — con la vicenda del possibile nuovo ct.