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Orlando Gill: dall'eroe del Paraguay che ha eliminato la Germania

Orlando Gill: dall'eroe del Paraguay che ha eliminato la Germania

La Redazione ·30 giugno 2026 5:14

In un pomeriggio di Boston, Orlando Gill ha lasciato solo i guantoni. Gli stessi con cui ha buttato fuori la Germania dal Mondiale, respingendo i rigori di Havertz e Woltemade. Il resto, tutto il resto, l'ha venduto. Quattro anni, durante i quali fu costretto a mettere sul mercato vestiti, scarpe, magliette e quant'altro per poter mantenere la famiglia. Dietro la storia del numero uno del Paraguay c'è tutto il sogno americano, una narrazione di sacrificio che ha trasformato un ragazzo delle giovanili del Club Sportivo San Lorenzo in un eroe nazionale.

La sua vita è un insegnamento di resilienza: puoi tirar fuori la testa dall'acqua anche quando sei vicino ad annegare. Quando è nato il suo figlio Lautaro Daniel, non stavano bene. Non ne ha mai parlato nel dettaglio, ma la realtà era chiara: ospedali, bollette, benzina. Impossibile pagare tutto senza un sacrificio ulteriore. Diede via persino la maglia con cui aveva giocato il Sudamericano Under 20 del 2019, realizzando il sogno di una vita di rappresentare il proprio Paese. Ora è diventato l'eroe di un popolo capace di festeggiare un risultato insperato: eliminare la Germania. La sua compagna di vita, Melissa, ha raccontato la storia un anno fa sui social: "Quando è nato nostro figlio non avevamo nulla. Orlando vendeva i vestiti del suo vecchio club, le scarpe, persino la maglia dell'U20. Lauti ha combattuto per la vita, ma suo padre è sempre stato lì. Non è stato facile e non sarà mai facile, ma con amore e sacrificio tutto è possibile".

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Orlando, 26 anni, "arquero" del San Lorenzo de Almagro in Argentina, si è preso la porta dell'Albirroja per non lasciarla più. Da ragazzino giocava in attacco ed era il più alto della squadra, sfiora i due metri, 199 centimetri, ma uno dei suoi primi allenatori gli propose una sorta di scambio: "O vai in porta o stai in panchina". Aprire la prima porta gli ha cambiato la vita. Gli è rimasto il pallino dei rigori, però: "Ogni tanto chiedo all'allenatore di farmi calciare...". Meglio quando si tratta di parare i rigori: in carriera, se contiamo i 90', ne ha neutralizzato solo uno, subendone cinque (di cui uno in nazionale). Nel pomeriggio americano ha fermato Havertz e Woltemade. Dopo la prima partita José Chilavert, storico numero uno paraguaiano, l'aveva definito "un muto". "Il calcio è comunicazione, dovrebbe urlare di più ai compagni". Sua moglie aveva sguainato la spada social per difenderlo: "Quello che è successo a Orlando non è colpa sua, la verità è che gli hanno segnato dei 'golazos'…". Ora può godersi la rivincita. Sua e di tutto il Paese.

Secondo i dati della Fifa, Gill è stato il miglior portiere della fase a gironi: 17 parate totali. Un bel bottino per sognare in America. Il Paraguay ha saltato gli ultimi tre mondiali. Nel 2010, guidato da Santa Cruz e Valdez, arrivò fino ai quarti. Il miracolo può ripetersi. Soprattutto se gioca Gill. Dopo il successo sulla Germania, Gill ha dedicato la qualificazione a suo nipote: "Questa qualificazione è particolarmente speciale per mio nipote che sta attraversando un periodo molto difficile, è ricoverato in ospedale. Spero che si riprenda presto". La sua storia sofferta e piena di insidie lo rende un simbolo di forza, capace di trasformare il dolore in gloria.

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