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È morto Franco Baresi, il capitano che ha fatto la storia del Milan
Foto: Libero Monterisi / Pexels
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È morto Franco Baresi, il capitano che ha fatto la storia del Milan

Il difensore simbolo del Milan si è spento il 31 luglio 2026 a 66 anni dopo una lunga malattia. Il club lo saluta: "La nostra storia è in lacrime".

La Redazione ·1 agosto 2026 4:46 ·3 min di lettura

C'è un modo in cui il calcio italiano misura la grandezza: il ritiro della maglia. L'AC Milan l'ha fatto una volta sola in tutta la sua storia, per il numero 6. Era il 1997, l'anno in cui Franco Baresi appese gli scarpini al chiodo dopo vent'anni trascorsi interamente in rossonero. Quella maglia non è più stata toccata da nessuno. Oggi, 31 luglio 2026, il cerchio si chiude nel modo più doloroso: Baresi è morto a 66 anni, dopo una lunga malattia che lo aveva colpito nell'estate del 2025, quando era stato operato per l'asportazione di una nodulazione polmonare e aveva poi intrapreso un ciclo di immunoterapia.

L'annuncio è arrivato nel primo pomeriggio dal profilo X del club, con parole che non lasciano spazio all'interpretazione: «La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi». Due giorni prima, il 29 luglio, la stessa società aveva dovuto smentire voci false che circolavano in rete sulla sua morte, chiedendo rispetto per la privacy dell'uomo in un momento già difficile. Poi la notizia vera, quella che in tanti temevano.

Nato l'8 maggio 1960 a Travagliato, in provincia di Brescia — il nome all'anagrafe era Franchino — Baresi debuttò in Serie A con il Milan il 23 aprile 1978, a diciassette anni appena compiuti, contro il Verona. Da quel giorno non si mosse più. Settecantodiciassette presenze ufficiali lo rendono il secondo giocatore più presente nella storia del club, superato soltanto da Paolo Maldini. Per quindici stagioni ne fu anche il capitano, il riferimento morale e tecnico di una squadra che negli anni Ottanta e Novanta dominò l'Europa.

Il palmares parla da solo: sei scudetti, tre Coppe dei Campioni e poi Champions League, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe UEFA e quattro Supercoppe italiane. Un'enciclopedia di trionfi, costruita attorno a una difesa che il mondo intero veniva a studiare. Diego Armando Maradona, che di avversari forti ne aveva visti pochi, disse di lui che era il difensore più forte contro cui avesse mai giocato, capace di rubargli il pallone senza nemmeno sfiorarlo.

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Con la Nazionale italiana Baresi ha condiviso tredici anni, dall'82 al '94, accumulando 81 presenze e portando la fascia di capitano dal 1991 fino alla fine. Vinse il Mondiale del 1982 in Spagna, anche se in quella spedizione non scese mai in campo. Dodici anni dopo, a Stati Uniti '94, fu lui a guidare gli azzurri fino alla finale contro il Brasile — la finale dei rigori, quella che ancora brucia — dove si presentò dal dischetto dopo essersi ripreso in tempo record da un infortunio al menisco. Non andò a segno, ma nessuno pensò di rimproverarglielo. Nel 1999, i tifosi del Milan lo elessero «Milanista del secolo» in occasione del centenario del club. Nel 2004, Pelé lo inserì nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi. Nel 2013 entrò nella Hall of Fame del calcio italiano.

L'ultima volta che il grande pubblico lo aveva visto era stato il febbraio scorso, quando aveva partecipato come tedoforo alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, a San Siro. Un'apparizione che aveva emozionato, con quel passo lento ma fermo dentro lo stadio che per decenni era stato il suo palcoscenico.

Dopo il ritiro nel 1997 aveva continuato a essere presente nel club come vicepresidente onorario, un ruolo simbolico che rispecchiava il posto che occupava nell'immaginario collettivo milanista e non solo. I soprannomi — Piscinin, «il piccolo», in milanese, e Kaiser Franz, per via di una somiglianza con il tedesco Beckenbauer — raccontano due facce dello stesso uomo: il ragazzino di provincia arrivato in città e il signore assoluto della difesa europea.

I messaggi di cordoglio sono arrivati da tutto il mondo del calcio italiano. La FIGC con il presidente Giovanni Malagò, il direttore tecnico Claudio Ranieri e il commissario tecnico Roberto Mancini; l'Inter con il vicepresidente Javier Zanetti; Juventus, Napoli, Roma e Lazio. Persino la Curva Sud del Milan ha voluto far sentire la propria voce. Il calcio sa bene cosa ha perso: uno dei difensori più forti che abbiano mai calciato un pallone, e un uomo che, a differenza di molti, ha scelto di restare sempre dov'era.

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