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Emorroidi e caldo estivo: perché i sintomi peggiorano e come affrontarli
Illustrazione generata con AI

Emorroidi e caldo estivo: perché i sintomi peggiorano e come affrontarli

La Redazione ·29 luglio 2026 16:06

Chi soffre di emorroidi sa bene che l'estate non è una stagione benevola. Il caldo, la disidratazione, i lunghi viaggi in auto o in treno: tutto sembra congiurare per rendere un fastidio già poco piacevole ancora più difficile da gestire. Ma capire perché accade — e soprattutto come intervenire — può fare una differenza concreta nella qualità di vita di milioni di persone.

Per cominciare, vale la pena chiarire un equivoco comune: le emorroidi non sono una malattia di per sé, ma strutture anatomiche presenti in tutti. Sono cuscinetti vascolari situati nel canale anale, formati da una rete di capillari, vene e arterie, e svolgono un ruolo attivo nel controllo della continenza fecale. Si parla di malattia emorroidaria soltanto quando queste strutture si dilatano, si infiammano o prolassano verso l'esterno. La distinzione tra emorroidi interne — invisibili, all'interno del canale — ed esterne, visibili o palpabili, ha importanza anche ai fini del trattamento.

Perché l'estate aggrava il problema

Il meccanismo principale è la vasodilatazione: con il caldo, i vasi sanguigni si dilatano per disperdere il calore corporeo, e questo provoca un maggiore afflusso di sangue ai cuscinetti emorroidari, che si gonfiano e si infiammano più facilmente. A questo si aggiunge la disidratazione, fenomeno insidioso in estate perché spesso sottovalutato: quando il corpo non è sufficientemente idratato, le feci diventano più dure e la defecazione più difficoltosa, aumentando la pressione sulla zona anale. Anche la sudorazione eccessiva nella regione perianale, favorita dall'umidità, contribuisce all'irritazione e al prurito. Infine, le abitudini estive stesse giocano un ruolo: lunghi periodi seduti durante i viaggi, variazioni nella dieta, un consumo maggiore di alcolici o cibi piccanti sono tutti fattori che possono innescare o peggiorare i sintomi.

I segnali da non ignorare sono il dolore anale, il bruciore, il prurito e il sanguinamento con sangue rosso vivo durante o dopo la defecazione. Possono comparire anche gonfiore, senso di peso e noduli esterni. In alcuni casi si forma un coagulo — la cosiddetta emorroide trombizzata — che può amplificare notevolmente il dolore.

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Come si affronta: dai rimedi quotidiani alla chirurgia

Nei gradi meno avanzati, la terapia conservativa è spesso sufficiente e passa innanzitutto dallo stile di vita. Una dieta ricca di fibre — frutta, verdura, legumi — e una buona idratazione aiutano a mantenere le feci morbide e a ridurre lo sforzo durante la defecazione. È utile evitare cibi piccanti e alcol, mantenere un'igiene accurata della zona anale con salviette umidificate prive di alcol, e applicare impacchi freddi o fare brevi bagni tiepidi per ridurre gonfiore e dolore. Le creme e le pomate topiche a base di ossido di zinco, lidocaina, amamelide o aloe vera possono calmare irritazione e bruciore. Sul fronte farmacologico, integratori di fibre come lo psillio, antinfiammatori orali e compresse a base di bioflavonoidi — come la diosmina — contribuiscono a migliorare il tono venoso. Anche l'attività fisica leggera e regolare aiuta: stare troppo a lungo fermi, seduti o in piedi, peggiora la situazione.

Quando i sintomi sono più persistenti o la malattia è a uno stadio intermedio, esistono procedure ambulatoriali mini-invasive che non richiedono il ricovero. La legatura elastica è indicata per le emorroidi interne di secondo e talvolta terzo grado. La fotocoagulazione a infrarossi, il trattamento laser e la dearterializzazione emorroidaria doppler-guidata sono tecniche sempre più diffuse, apprezzate per la rapidità e il ridotto impatto sul paziente.

Negli stadi più avanzati — terzo e quarto grado, o quando le altre terapie non hanno dato risultati — si ricorre all'intervento chirurgico. Le tecniche più consolidate sono l'emorroidectomia secondo Milligan-Morgan o Ferguson, che prevede la rimozione dei cuscinetti emorroidari, e la mucoprolassectomia con stapler circolare, nota come intervento di Longo, che riposiziona le emorroidi e accorcia la mucosa rettale in eccesso. Le tecniche più recenti puntano a ridurre la degenza e il dolore post-operatorio.

Il consiglio del dottor Luca Bordoni, chirurgo specializzato in proctologia e pelviperineologia, è netto: se i sintomi persistono, peggiorano o si presenta un sanguinamento importante, è indispensabile consultare uno specialista. Non per allarmismo, ma perché una diagnosi accurata è il punto di partenza per qualsiasi percorso terapeutico efficace — e perché, come spesso accade in medicina, intervenire per tempo evita di arrivare alle soluzioni più impegnative.

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