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La fiamma paralimpica illumina Cortina: storie di resilienza tra tensioni globali

La fiamma paralimpica illumina Cortina: storie di resilienza tra tensioni globali

La Redazione ·4 marzo 2026 15:16

Cortina caput mundi, per una notte incantata. La fiamma paralimpica approda in Largo delle Poste, dove la cerimonia di unione delle torce crea un momento di pura solennità, un ponte evocativo verso l'Arena di Verona. Lì, venerdì, lo spettacolo di apertura si accenderà con la performance mozzafiato di Miky Bionic, il primo dj al mondo a mixare suoni con una protesi mioelettrica all'avanguardia. È un trionfo di tecnologia e ritmo, che celebra il superamento dei limiti.

Casa Italia paralimpica prende vita a Farsettiarte, lo stesso spazio che ha ospitato quella olimpica, unendo idealmente i due mondi in un abbraccio paritario. Questa scelta riflette una visione profonda: equiparare lo sport olimpico a quello paralimpico, ponendo l'accento su uguaglianza e determinazione. Eppure, in questo clima di festa, un nome cattura ogni sguardo: Sheina Vaspi, la ventiquattrenne atleta israeliana del para-sci alpino. In una fase geopolitica tanto fragile, il suo arrivo a Cortina è un faro di speranza. Ha condiviso su Instagram una foto con le mascotte Milo e Tina, festeggiando il Purim con il suo staff. A Pechino, fu la prima a rappresentare Israele alle Paralimpiadi invernali. Perse la gamba sinistra a tre anni in un incidente stradale. Corre con una gonna sulla tuta da sci, fedele alle sue tradizioni religiose. "Non ricordo la vita con due gambe, è tutto ciò che conosco e sono felice di ciò che ho", ha confidato in un'intervista. La sua storia è un inno alla resilienza, un esempio vivo di come il corpo si adatti e la mente trionfi.

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Mentre Cortina vibra di attesa, a Predazzo gli occhi sono puntati su Abolfazl Khatibi, l'iraniano che potrebbe segnare la storia di questi Giochi. A ventitré anni, habitué delle Paralimpiadi, si prepara alla terza partecipazione dopo il pass conquistato in Giappone. Il suo status resta in sospeso, in attesa di comunicazioni ufficiali; una defezione non è esclusa, pur figurando ancora nella delegazione iraniana. Le tensioni su Teheran dominano il discorso, ma il Comitato Paralimpico Internazionale garantisce Giochi sicuri, protetti e spettacolari. Giovanni Malagò, presidente di Fondazione Milano Cortina, esprime amarezza infinita per il tradimento della tregua olimpica, un'ennesima violazione denunciata all'Onu. Attilio Fontana, governatore della Lombardia, auspica che la guerra non ostacoli lo svolgimento regolare, sottolineando come le Paralimpiadi siano ancora più importanti delle Olimpiadi. Incarnano valori eterni: determinazione, resilienza, la capacità di superare ogni ostacolo, incarnati in ogni atleta.

Il CIO, cauto, evita riferimenti diretti al conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran, ma insiste sulla sicurezza. Chiede agli Stati membri dell'Onu di proteggere gli atleti vulnerabili ai recenti scontri, permettendo loro di competere in pace. In questo mosaico di luci e ombre, la fiamma paralimpica non è solo fuoco: è simbolo di unità, un richiamo alla tregua in un mondo diviso, dove lo sport paralimpico rivela la vera forza umana.

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