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Juventus, il mercato rallenta e Spalletti perde la pazienza

Juventus, il mercato rallenta e Spalletti perde la pazienza

La Redazione ·23 luglio 2026 5:18

Il mercato della Juventus procede a passo lento, e la pazienza di Spalletti comincia a consumarsi. In questi primi giorni di lavoro alla Continassa, l’allenatore si ritrova a guidare una squadra ancora sospesa tra ciò che è stata e ciò che dovrà diventare. I movimenti sono pochi, le certezze ancora meno. E la sensazione, sempre più netta, è quella di un progetto che chiede accelerazioni immediate per non arrivare impreparato al via della stagione.

Spalletti si fida della nuova dirigenza, ma la fiducia non gli impedisce di avvertire il peso del tempo che passa. La Juventus che ha in mano oggi è solo in parte la Juventus che immagina per il futuro. Alcuni giocatori sono già con la testa altrove, altri lavorano a parte, altri ancora non sono tornati del tutto a disposizione. Così, mentre il campo chiede continuità e identità, l’allenatore si trova a gestire una rosa provvisoria, con più incognite che soluzioni. La sua frustrazione nasce qui: nella distanza tra l’idea e la realtà, tra il lavoro quotidiano e una squadra che, al momento, non ha ancora preso forma.

Il nodo più evidente resta l’attacco. Spalletti aspetta un centravanti e lo aspetta in fretta. Kolo Muani è uno dei nomi più caldi, con ore considerate decisive per capire se l’operazione potrà davvero chiudersi. Nel frattempo si muove anche il resto della macchina bianconera, che prova a riempire i vuoti con altre piste: Zirkzee, Pellegrino, perfino Richarlison restano opzioni sul tavolo. Ma il punto, adesso, non è soltanto scegliere. È chiudere. Perché il tecnico vuole almeno un riferimento offensivo forte, un giocatore capace di cambiare il peso specifico della squadra già nelle prime settimane di lavoro.

La stessa urgenza riguarda il ruolo del portiere, dove la situazione è tutt’altro che definita. Spalletti aveva immaginato un innesto di spessore e ora aspetta risposte concrete su profili come Dibu Martinez, Suzuki e Vicario. La sensazione è che il nuovo corso debba ancora trovare il suo volto, ma il tempo per aspettare si sta assottigliando. L’allenatore non pretende miracoli, pretende però una direzione chiara. E la vuole subito. Perché il campionato si avvicina, il debutto è vicino e la Juventus non può permettersi di presentarsi al primo appuntamento con troppi punti interrogativi.

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Nel frattempo, alla Continassa si lavora con un gruppo che è ancora tutto da leggere. Ci sono giocatori destinati a partire, altri che stanno tornando a pieno regime e alcuni che, per motivi fisici o logistici, non sono ancora davvero dentro il nuovo progetto. Locatelli, Cambiaso e Kalulu rappresentano oggi il nucleo più affidabile su cui costruire, ma sono ancora poche le certezze su cui Spalletti può contare con continuità. Thuram e Yildiz lavorano a parte, McKennie, Bremer e Conceição stanno completando il rientro dopo le vacanze. È una Juventus incompleta, quasi sospesa, e allenarla in queste condizioni significa chiedere al tecnico un atto di fiducia che va oltre la tattica.

Proprio per questo, il suo tono si è fatto più duro. Meno carezze, più realismo. Spalletti ha parlato alla squadra in modo diretto, senza addolcire troppo i concetti. Il messaggio è stato semplice e netto: lui resterà, molti no. Non è solo uno sfogo, è anche una presa d’atto. C’è chi deve ancora capire se farà parte del futuro e chi, invece, ha già la sensazione di essere al termine del proprio ciclo in bianconero. In mezzo, c’è un allenatore che vuole costruire identità, ma non può farlo con un gruppo destinato a cambiare profondamente nel giro di poche settimane.

La Juventus, insomma, è ancora un cantiere aperto. Servono colpi, servono scelte, serve soprattutto velocità. Spalletti aspetta almeno cinque rinforzi per dare sostanza al suo progetto: un portiere, due attaccanti, un difensore mancino capace di impostare e un centrocampista in grado di alzare il livello della manovra. Solo allora potrà smettere di allenare una squadra immaginaria e iniziare davvero a lavorare su quella reale. Fino ad allora, resterà questa tensione continua: il mercato che non decolla, il campo che non aspetta e un allenatore che, per la prima volta da quando è arrivato, non nasconde più l’irritazione.

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