Italia, il nuovo ct deve partire subito: la Nations League non aspetta
Tra poco più di due mesi la nuova Italia sarà già in campo, e non avrà il lusso di un avvio morbido. Il cammino in Nations League inizierà il 25 settembre all’Olimpico di Roma contro il Belgio, in un girone che propone subito avversarie di livello assoluto come Turchia e Francia, con sei partite distribuite tra fine settembre e novembre.[1][2][4][6]
È un banco di prova severo, quasi senza tregua. Le prime quattro giornate si concentrano tra il 24 settembre e il 6 ottobre, poi la fase a gironi riprenderà a novembre per le ultime due sfide; nel mezzo, ogni errore potrà pesare moltissimo, perché la struttura della competizione premia solo le prime due classificate con l’accesso ai quarti, mentre la terza dovrà passare dagli spareggi e l’ultima scivolerà in Lega B.[5][6]
Il debutto con il Belgio non sarà affatto banale. Gli azzurri troveranno una selezione in piena transizione, reduce da una delusione pesante e con una guida tecnica ancora in evoluzione, ma la sostanza non cambia: all’esordio servirà subito intensità, ordine e personalità.[1][2] Tre giorni dopo, la trasferta in Turchia porterà l’Italia in un ambiente caldo e insidioso, contro una squadra allenata da Vincenzo Montella e capace di rendere ogni partita ruvida, emotiva, complicata.[2][4]
Poi arriverà la Francia, l’avversario che più di tutti misura davvero il livello di una Nazionale. La sfida è collocata nel cuore del girone e rende ancora più evidente il margine d’errore ridotto all’osso: per restare nella parte alta della competizione e costruire un percorso credibile verso gli Europei del 2028, l’Italia dovrà dimostrarsi competitiva fin da subito.[1][2][5]
Per questo la scelta del commissario tecnico non può slittare troppo. La squadra avrà bisogno di una direzione chiara, di automatismi riconoscibili e di una fisionomia che emerga già dalle prime uscite. Non conta soltanto vincere, ma mostrare un’idea. E farlo in fretta.
L’Italia che si affaccia a questo ciclo porta con sé un nucleo già definito, fatto di uomini come Donnarumma, Tonali, Barella, Dimarco e Kean, ma anche di profili più giovani come Palestra, Esposito e Pisilli, chiamati a inserirsi in un gruppo che vuole lasciarsi alle spalle anni di fragilità e incoerenza. L’Europeo vinto nel 2021 resta un riferimento importante, ma non basta più come memoria consolatoria: ora serve trasformare quel ricordo in una nuova abitudine competitiva, concreta, continua.