In Serie A i gol svaniscono: il peggiore attacco dagli anni Novanta
In Serie A non si segna più. Il dato è incontrovertibile, un'ombra che si allunga sul campo da decenni. Dall'introduzione del girone unico, i campionati più prolifici risalgono agli albori: la stagione 1949-50 con una media di 3,329 reti a partita, seguita da vicino dal 1929-30 a 3,167. Erano epoche di calcio puro, dove il pallone danzava tra le maglie larghe e le difese permissive.
Quei numeri oggi sembrano reliquie di un'era lontana. Guardate il presente: il 2023-24 chiude a 2,611 gol totali, di cui 101 su rigore, mentre il 2024-25 precipita a 2,561 con 973 reti e 80 penalty. E non è un'eccezione isolata. Il trend negativo si insinua da anni, con medie che raramente superano le 2,7 reti a gara negli ultimi lustri. Il 2020-21 tocca 3,061, un picco illusorio in pandemia, ma poi il declino riprende inesorabile: 2021-22 a 2,866, 2022-23 a 2,563 con sole 974 reti. Persino la stagione in corso, il 2025-26, langue a 2,448 dopo 781 gol, 73 dei quali dal dischetto.
Perché questo mutismo calcistico? Le ultime giornate raccontano l'amarezza. Nella 38ª del 2023-24, appena 28 gol – undici concentrati in due sole partite – sigillano 989 reti complessive in 38 turni. Un misero 2,611 per match. Le difese si ergono come fortezze, i centrocampi ingolfati di tatticismi. I grandi bomber del passato – pensa a quelli degli anni Trenta o Cinquanta, quando medie oltre 3 gol erano norma – sembrano fantasmi. Oggi, anche le stelle faticano: il gioco si contrae, privilegia il controllo al rischio, la gestione all'audacia.
Non è solo statistica arida. È un cambiamento epocale. Negli anni Novanta, medie intorno a 2,8-2,9 segnavano già un calo; ora scendiamo sotto i 2,5 con regolarità. Il 2025-26 potrebbe eguagliare o peggioare il nadir moderno. Il calcio italiano, un tempo sinfonia di reti, rischia di diventare un duello asfissiante. Eppure, in questo deserto, brilla una domanda: basteranno le regole o serve una rivoluzione mentale per riaccendere la passione?