Barella all'Inter: resto a vita, il sogno Champions e la nuova maturità a 29 anni
Da bambino, Nicolò Barella scriveva i suoi desideri su carta, una strana scommessa con il destino che ha visto alcuni di quei sogni trasformarsi in realtà mentre altri restano ancora da inseguire. Oggi, all'alba della sua ottava stagione all'Inter, il centrocampista nerazzurro non ha dubbi: restare a vita è la scelta definitiva, e l'obiettivo è replicare il Double dell'anno scorso, cercando di aggiungere qualcosa in più a una carriera che ha già tutto. In Germania, nell'altopiano del Baden-Wurttemberg, immerso in un ritiro intenso che lo vede uomo di mare tra la foresta nera, Barella punta a un'annata da ricordare, simile a un vino pregiato che migliora con il tempo.
La voce di Cristian Chivu, il nuovo leader tecnico, è chiara: migliorare ancora rispetto all'anno scorso, giocando il miglior calcio possibile. Per Barella, che ora si sente chiamato a fare un po' di capitano in assenza di Lautaro Martínez, la richiesta è dare una mano alla squadra con le sue caratteristiche, facendo sentire la sua presenza dal primo giorno. Il mister, che ha sempre trattato lui in modo incredibile, ha dato fiducia immediata, e il giocatore risponde con una maturità che lo rende un punto di riferimento, non solo per i giovani ma per tutta la compagine. Non si sente necessariamente un esempio, ma piuttosto una fonte di ispirazione per la sua carriera, un ruolo che assume senza pesi, pronto a parlare con chiunque abbia bisogno di consigli.
A 29 anni, il corpo risponde in modo diverso rispetto ai 23 di quando è arrivato: Barella sta evolvendo verso un calcio più furbo, più conservativo, gestendo meglio le energie grazie all'aiuto dei quinti che lo spingono avanti. Questa evoluzione non è un segno di debolezza, ma di maturità, una consapevolezza che i grandi devono sempre esserlo, ma che anche i giovani possono diventare punti di riferimento se si mettono al servizio della squadra. Sucic, tornato dal Mondiale con un impressionante impressione, è già un titolare della sua nazionale, mentre Alek Stankovic, tornato dopo aver lasciato la sua comfort zone, è maturato e pronto a dare una mano alla stagione. Massolin, con la sua grandissima fisicità e tecnica, è un altro giocatore difficile da trovare, che abbinando le due cose può fare la differenza.
Per Pio Esposito, altro giovane del 2005, la situazione è difficile: essere trattato come un dio quando si fa una cosa buona e criticato quando si sbaglia crea pressioni enormi, specialmente in un calcio italiano dove la Nazionale non sta andando bene. Barella, che lo conosce bene, sa che Pio sa gestirle, e insieme ai compagni cercano di coccolarlo, preservarlo e dare consigli, dato che nella loro carriera hanno vissuto quelle situazioni. Esposito è un attaccante che fa la differenza, con il gol nel sangue e la capacità di trovare la rete all'improvviso, e per lui i tifosi devono aspettarsi qualcosa di speciale.
L'obiettivo per la prossima stagione è vincere di nuovo: campionato, Coppa Italia, Supercoppa e, soprattutto, cercare di fare meglio in Champions League. La delusione per non aver toccato la Champions, due volte, non è mai andata giù a Barella, un pensiero costante che lo spinge a fare uno sforzo in più rispetto alle squadre che spendono centinaia di milioni. L'Inter l'ha sfiorata due volte, e la speranza è che arrivi una terza occasione, quella buona. Dopo la flessione della scorsa stagione, il filotto di gol e assist da inizio aprile è stato il ritorno del vero Barella, un "clic" che è arrivato dopo l'abbraccio dei compagni alla Roma e la felicità di tornare a sorridere.
Nel 2030, Barella vede l'Italia e lui stesso al Mondiale, un sogno che vorrebbe più di tutto in azzurro: andare almeno una volta alla Coppa del mondo e giocarmela. Il suo percorso in Nazionale è iniziato con la vittoria di un Europeo, ma poi si è ritrovato a non giocare due Mondiali, un approccio incredibile seguito da una discesa che lo lascia incompleto. Per l'Inter, è diventato tutto quello che voleva essere: il giocatore con più assist nella storia del club, vice capitano, orgoglioso del percorso fin qui. Immagina di chiudere la carriera qui, perché quando è arrivato si è solo detto: vado a giocare nell'Inter per dare tutto e vincere tutto. Poteva fare ancora meglio, ma è orgoglioso di quanto ha fatto, e il legame con la maglia nerazzurra è per tutta la vita.