Autovelox, 3.305 dispositivi attivi dopo il nuovo decreto: cosa cambia per chi guida
Trentaquattro anni di vuoto normativo colmati in una mattinata. Dal 12 luglio 2026 è in vigore il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che disciplina per la prima volta in modo organico l'utilizzo degli autovelox sulle strade italiane. Il provvedimento, firmato l'8 giugno e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 159 dell'11 luglio, stabilisce le caratteristiche tecniche, le procedure di omologazione, la taratura periodica e i requisiti di segnalazione di tutti i dispositivi di rilevamento della velocità. Il risultato immediato è una fotografia inedita: al 24 luglio 2026, in tutta Italia risultano attivi 3.305 autovelox, un numero ben inferiore alle oltre 10.000 unità stimate prima dell'entrata in vigore del decreto.
Il calo è la conseguenza diretta dello «spegnimento» degli apparecchi che non soddisfano i nuovi standard. Sono stati disattivati quelli ritenuti poco visibili o non correttamente segnalati — definiti dal Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini «autovelox furbetti» — nonché quelli privi di omologazione formale. Le regioni più colpite sono state la Lombardia, con 144 dispositivi disattivati, il Piemonte con 131, l'Emilia-Romagna con 95, il Veneto con 84 e la Toscana con 69.
Il nodo giuridico che il decreto scioglie è la distinzione tra approvazione e omologazione: la prima è il semplice riconoscimento formale che un apparecchio può rilevare la velocità, la seconda certifica l'efficacia e la precisione del dato rilevato. Per anni i Comuni e le Prefetture avevano considerato sufficiente la sola approvazione per emettere verbali validi, ma la Corte di Cassazione — con ordinanze come la n. 10505 del 18 aprile 2024 — aveva già stabilito che solo i dispositivi omologati possono costituire prova valida ai fini della contestazione di una violazione. Il decreto recepisce questa linea e la codifica in norme vincolanti per tutto il territorio nazionale, superando la frammentazione interpretativa che negli anni aveva generato migliaia di ricorsi.
Per garantire continuità, il provvedimento include una sanatoria tecnica: i modelli già approvati in passato e presenti nell'Allegato B del decreto ministeriale 282 del 13 giugno 2017 — tra cui l'Autovelox 106, il Velomatic 512D e i sistemi Tutor Celeritas — si intendono automaticamente omologati, a condizione che rispettino determinati standard tecnologici. Tutti gli apparecchi, nuovi o «sanati», dovranno comunque essere tarati prima dell'utilizzo e sottoposti a verifiche almeno una volta all'anno presso laboratori accreditati. Chi non supera i test non può tornare in strada.
Il decreto copre sia gli autovelox per la velocità istantanea sia i sistemi Tutor per la velocità media, storicamente concentrati sulle autostrade e sulle tratte a scorrimento veloce. Sul fronte della privacy, le immagini raccolte saranno protette da crittografia e firma digitale, e i volti dei conducenti verranno oscurati automaticamente. Una mappa nazionale digitale, consultabile online, censirà tutti i dispositivi attivi: quelli non presenti nell'elenco ufficiale saranno considerati non validi e i relativi verbali impugnabili.
Chi ha ricevuto una multa da un autovelox non omologato prima del 12 luglio 2026 si trova in una posizione giuridicamente delicata: per le violazioni precedenti all'entrata in vigore del decreto resta valido l'orientamento della Cassazione, il che rende i verbali emessi da apparecchi privi di omologazione formale sostanzialmente contestabili. Per le violazioni accertate dal 12 luglio in poi, invece, la validità del verbale dipende dal rispetto di quattro requisiti fondamentali previsti dal decreto: in assenza anche di uno solo, il documento potrà essere impugnato.
Salvini ha commentato il provvedimento con l'obiettivo esplicito di impedire che gli autovelox diventino una «tassa occulta» e un pretesto per «fare cassa a spese dei cittadini», pur ribadendo la sicurezza stradale come priorità. Un richiamo non astratto: nel 2025, gli incassi totali per violazione dell'articolo 142 del Codice della Strada hanno superato i 284 milioni di euro, con Firenze in testa con circa 19,7 milioni. Il Codacons ha espresso soddisfazione per il decreto, pur sottolineando il «ritardo enorme» con cui è arrivato, a 34 anni dall'articolo 45 del Codice della Strada che già nel 1992 prevedeva l'obbligo di omologazione senza però dettarne la procedura.