Tavolini all’aperto a Roma: la tregua di Pasqua prima dei controlli definitivi
Non è ufficialmente una proroga, eppure funziona esattamente così. L’amministrazione capitolina ha scelto la strada della ragionevolezza, regalando agli esercenti in ritardo una tregua di quindici giorni per adeguarsi alle nuove disposizioni sulla occupazione del suolo pubblico. Si tratta di una decisione che rivela una consapevolezza importante: forzare la mano in questo momento avrebbe significato scatenare una cascata di conflitti legali e ricorsi al Tar, trasformando quello che dovrebbe essere un processo ordinato di riordino in un caos ancora più profondo.
La situazione è complessa. Dei circa seimila esercenti romani autorizzati a collocare pedane, tavoli e ombrelloni davanti ai propri locali, quasi uno su due non ha ancora completato l’adeguamento alle nuove regole. I dati del primo e secondo municipio sono particolarmente significativi, zone dove si concentra la maggior densità di attività di somministrazione. Mandare in strada i vigili per sanzionare, in queste condizioni, non avrebbe fatto che inasprire i toni e tradire lo spirito autentico del nuovo regolamento: mettere ordine a una materia rimasta in totale caos per anni.
Quando le associazioni di categoria hanno chiesto una pausa di almeno due settimane prima che iniziassero i veri controlli, l’assessorato al Commercio ha riconosciuto la legittimità della richiesta. La risposta è stata pragmatica: gli esercenti potranno continuare a inviare le loro domande anche tramite Pec, un canale alternativo che aggira le difficoltà tecniche riscontrate dai molti che hanno provato a utilizzare i sistemi telematici ufficiali. Non è una dichiarazione formale, ma una porticina lasciata aperta dall’amministrazione, un segnale di flessibilità che permette il cambiamento senza forzature.
Le criticità tecniche, del resto, erano prevedibili. Il 31 marzo, ultimo giorno utile per l’adeguamento, sono arrivate 457 richieste in un’unica giornata, il 17% dell’intero volume annuale. Un carico concentrato che ha messo a dura prova i canali di ricezione, ma che era comunque comprensibile di fronte all’urgenza. “Bene che l’amministrazione conceda la possibilità di mandare la domanda anche via Pec,” ha commentato Claudio Pica, presidente Fiepet Confesercenti, “perché molti esercenti stanno riscontrando difficoltà significative con i sistemi ufficiali.”
Dopo Pasqua, il quadro cambierà. È stata programmata una riunione tra i tecnici municipali e la Polizia Locale per definire le modalità operative successive. L’assessorato sta inoltre preparando avvisi formali per chi non ha ancora presentato domanda: una sorta di ultimatum che segnerà il confine tra tolleranza e rigore. Nel frattempo, la vigilanza non si ferma. Su via del Tintoretto, alcuni esercenti sono già stati sorpresi non in regola con il nuovo regolamento, un segnale che la fase di controllo è già iniziata, anche se ancora contenuta nella sua applicazione.
La scelta di questa amministrazione riflette una consapevolezza fondamentale: il rigore senza ragionevolezza genera resistenza, non conformità. Concedendo questa tregua, il Campidoglio ha optato per una strategia che riconosce le difficoltà reali delle migliaia di attività commerciali ancora in transizione, mantenendo al contempo il principio che il nuovo ordine deve comunque prevalere. La vera battaglia inizierà dopo questa pausa, quando la tolleranza lascerà il posto ai controlli definitivi.







