Le pioniere che hanno scritto la storia: da Lavinia Fontana a Mary Shelley
Esistono momenti nella storia in cui una donna decide di oltrepassare la soglia che la società le ha tracciato intorno, e in quel gesto di coraggio, cambia tutto. Non solo per sé stessa, ma per tutte coloro che verranno dopo. Questo è il filo conduttore che lega insieme figure straordinarie come Lavinia Fontana, Artemisia Gentileschi e Mary Shelley—donne che, attraverso l’arte e la letteratura, hanno aperto porte che sembravano sigillate per sempre.
Lavinia Fontana fu la prima a osare ciò che nessuna donna aveva fatto prima: dipingere un nudo femminile con la maestria di un grande maestro. Quando mise il pennello su tela per ritrarvi Minerva mentre si abbigliva, non stava semplicemente creando un’opera d’arte. Stava rivendicando il diritto di una donna di esplorare il corpo umano con lo sguardo consapevole di un’artista, non di una musa. Era un atto di autodeterminazione che avrebbe risuonato attraverso i secoli.
Dopo di lei giunse Artemisia Gentileschi, il cui nome rimane indissolubilmente legato alla forza e alla resilienza. Quando fu ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, non era una semplice iscrizione amministrativa. Era il riconoscimento ufficiale che una donna poteva stare tra i grandi maestri, poteva competere, poteva insegnare. I suoi dipinti—carichi di drammaticità e di una violenza quasi catartica—testimoniano una visione artistica che nessuno avrebbe potuto negare.
Mentre le arti visive trovavano le loro pioniere, la letteratura stava per ricevere un dono ancora più straordinario. Mary Shelley, giovane e coraggiosa, scrisse Frankenstein—un’opera che non era semplicemente un romanzo di fantascienza gotica, ma una riflessione profonda sulla creazione, sulla responsabilità e sulla natura stessa dell’umanità. Che fosse una donna a concepire questo capolavoro aggiungeva un ulteriore strato di significato: ella aveva generato dalla sua immaginazione un’opera che avrebbe generato interi generi letterari.
Queste storie non sono mere curiosità storiche. Sono testimonianze di resistenza, radici da cui germogliano le voci delle autrici contemporanee. E quando celebriamo l’8 marzo, non celebriamo solo una data: celebriamo il ricordo di quelle donne che, nel 1911, persero la vita nell’incendio della Triangle Shirtwaist Factory a New York. Il loro sacrificio si intreccia con le vittorie delle Fontana, delle Gentileschi, delle Shelley, formando una catena ininterrotta di lotta e affermazione.
A Roma, presso la Libreria Todo Modo, il 7 marzo alle 19, questa storia ritroverà voce. Un reading omaggio, curato dalle autrici Sabrina Sciabica e Gabriella Bosco, trasformerà queste narrazioni in un’esperienza viva e pulsante. Manuela Mocellin darà corpo alle parole attraverso letture teatralizzate che vanno oltre il semplice racconto, creando uno spazio dove il passato dialoga con il presente, dove le gesta di queste donne straordinarie risuonano ancora, forti e incontestabili. Alla serata seguirà una cena concerto degli Artisti per la pace, suggellando una celebrazione che è insieme memoria, tributo e promessa di continuità.







