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Ranucci lascia Report, ma la polemica politica è appena cominciata
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Ranucci lascia Report, ma la polemica politica è appena cominciata

La Rai affida Report a due nuovi conduttori. Ranucci annuncia battaglia legale, mentre esplode la bufera sulla frase su Riina.

La Redazione ·30 agosto 2026 6:09 ·3 min di lettura

Il caso Ranucci non si chiude con la decisione della Rai: si allarga, si complica, e diventa terreno di scontro politico. Il 28 agosto 2026 la Rai ha comunicato che Sigfrido Ranucci non condurrà più Report a partire dalla prossima stagione, affidando il programma a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. L'azienda ha proposto al giornalista tre opzioni di ricollocazione professionale, descritte come «coerenti con il suo grado e con l'esperienza maturata». Ma né Ranucci né chi gli sta intorno hanno accettato la notizia in silenzio.

Sui social, Ranucci ha annunciato che «condurrà la più importante battaglia della mia vita per la libertà di stampa». Il suo legale, Roberto De Vita, ha parlato di una decisione che «condanna la vittima di un attentato, Report e l'indipendenza dell'informazione pubblica» — riferimento all'attentato subìto dal giornalista nell'ottobre 2025, vicenda in cui risulta coinvolto a vario titolo Valter Lavitola, e che aveva già incrinato i rapporti di Ranucci con la dirigenza Rai. Gli inviati della trasmissione hanno reagito in modo ancora più netto, definendo la scelta «irricevibile» per metodo e merito e minacciando di abbandonare il programma in blocco se la Rai non tornerà sui suoi passi. Le motivazioni ufficiali dell'azienda restano non esplicitate.

A rimescolare ulteriormente le carte è una frase pronunciata da Ranucci due giorni prima, il 26 agosto, a margine di uno spettacolo a Cerveteri. Parlando del mestiere del giornalista, il conduttore ha detto: «Se potessi andrei a cena con Totò Riina», spiegando di intendere il giornalismo come la necessità di guardare la realtà «dalle grate di un tombino» e di confrontarsi anche con le figure più scomode per capire e raccontare. L'intenzione, dichiarata, era quella di descrivere una vocazione professionale. L'effetto, politico, è stato immediato.

Fratelli d'Italia ha reagito con forza, definendo le parole «inopportune, infelici e profondamente irrispettose della sensibilità di una terra che ha pagato un prezzo altissimo alla violenza mafiosa». Adriano Barba, presidente provinciale di FdI ad Agrigento, ha espresso «forte perplessità e contrarietà» alla concessione del Teatro dell'Efebo per lo spettacolo di Ranucci, chiarendo che la questione non riguarderebbe la libertà di espressione, ma l'opportunità istituzionale di mettere a disposizione uno spazio pubblico in una terra come la Sicilia, segnata dalla mafia e dalla memoria di figure come il giudice Rosario Livatino. Raoul Russo, capogruppo di FdI in commissione parlamentare Antimafia, ha parlato di «ennesima assurdità» e ha auspicato scuse formali ai familiari delle vittime.

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Dalla parte opposta, ma non in difesa di Ranucci, si è schierata Unirai Figec, il sindacato dei giornalisti Rai, che ha condannato quelle che ha definito «gravi dichiarazioni». Oltre alla frase su Riina, Unirai ha criticato Ranucci per un'altra affermazione: in riferimento a una proposta di ricollocazione come corrispondente dal Cairo, il giornalista avrebbe detto «forse auspicano che potrei fare la fine di Regeni» — un accostamento che il sindacato ha giudicato «terribile». Unirai ha anche criticato Ranucci per aver definito «mediocri» i colleghi Presutti e Piervincenzi, indicati come suoi successori, esprimendo invece solidarietà nei loro confronti. Non è la prima volta: già a luglio 2026 il sindacato aveva auspicato un «passo indietro» di Ranucci o un intervento della Rai, sostenendo che «la trasmissione non è di Ranucci» e che alcuni suoi comportamenti apparivano difficilmente compatibili con i principi di indipendenza e imparzialità.

Nonostante le pressioni di FdI e l'ampiezza della polemica, lo spettacolo di Ranucci — intitolato Diario di un trapezista — si è tenuto regolarmente il 29 agosto al Teatro dell'Efebo di Agrigento, davanti a circa 750 persone che lo hanno applaudito a lungo. Un segnale, per quanto non politicamente interpretabile in modo univoco, che racconta almeno un pezzo del sentiment di una parte di pubblico.

Rimangono aperti, nel frattempo, i nodi sostanziali: cosa succederà agli inviati di Report se la Rai non cambierà posizione, se e come Ranucci darà seguito alla battaglia legale annunciata, e quale forma prenderà il programma senza il giornalista che lo ha guidato per anni. Le prossime settimane, con l'avvicinarsi della nuova stagione televisiva, saranno decisive.

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