Come nacque 'Anime Salve': il libro che apre i quaderni segreti di De André
Un saggio di Jan Gaggetta, pubblicato da Carocci nel luglio 2026, ricostruisce le fonti e il processo creativo dell'ultimo album del cantautore genovese.
C'era un archivio, e dentro quell'archivio c'erano quaderni, fogli sparsi, stesure preparatorie, annotazioni a mano. Da lì è cominciato tutto. Jan Gaggetta, ricercatore che nel 2023 aveva discusso una tesi di dottorato sul tema, ha trascorso anni a sfogliare i materiali dell'Archivio Fabrizio De André per ricostruire come prese forma uno degli album più amati e studiati della canzone italiana. Il risultato è Le Anime salve di Fabrizio De André. Una poetica dell'emarginazione, pubblicato da Carocci editore nel luglio 2026: un volume che non è soltanto omaggio, ma ricerca filologica vera e propria, capace di restituire al pubblico una dimensione del lavoro di De André che le leggende sull'ispirazione improvvisa avevano a lungo oscurato.
Anime Salve uscì nel 1996, tre anni prima della scomparsa del cantautore genovese. Fu il suo ultimo album in studio, scritto in collaborazione con Ivano Fossati e arrangiato da Piero Milesi, che curò anche le parti orchestrali. La collaborazione con Fossati, come quest'ultimo aveva rivelato in un'intervista del 2011, prese forma nella casa di De André in Sardegna: la musica nasceva insieme, su testi che De André aveva già portato quasi a termine, ai quali Fossati aggiunse alcune righe. L'impronta del musicista genovese si sente nell'andamento delle composizioni — lunghe, lente, atmosferiche, dominate dalle tastiere — così come nelle influenze che attraversano tutto il disco: ritmi balcanici, suggestioni sudamericane, e quella ricerca nella musica folk mediterranea che De André aveva già avviato con Creuza de Mä.
Ciò che il libro di Gaggetta mette in luce con particolare efficacia è il metodo di lavoro del cantautore. Niente lampo creativo, niente verso scritto di getto e mai più ritoccato. I materiali d'archivio mostrano un processo paziente e artigianale, fatto di cancellazioni, riscritture, parole spostate e rimesse al loro posto, raffinamenti continui. Un'officina, più che una stanza delle muse. È un'immagine che ridimensiona certi miti romantici sull'artista ispirato e che, al contrario, valorizza la cura quasi ossessiva con cui De André costruiva i suoi testi.
Quella cura si vede bene nelle singole canzoni, ciascuna con le proprie fonti letterarie. Princesa nasce dal romanzo autobiografico di Fernanda Farias de Albuquerque. Disamistade dialoga con Il muto di Gallura. Smisurata preghiera — nella cui parte finale poetica cantò anche Dori Ghezzi — è ispirata e parzialmente basata sulle poesie e i racconti brevi di Álvaro Mutis, in particolare dalla raccolta Le avventure e disavventure di Maqroll del 1993: i testi originali in spagnolo furono scritti dallo stesso Mutis insieme a De André. E poi c'è Khorakhané, che si riferisce al popolo Rom di origine serbo-croata e il cui testo finale fu tradotto in Sinte Romani dal poeta e scrittore Rom Giorgio Bezzecchi, in un gesto che dice molto sul modo in cui De André intendeva il rispetto delle culture di cui cantava.
Il titolo stesso dell'album fu scelto con precisione quasi linguistica. De André teneva a che le parole "anime" e "salve" mantenessero i loro significati etimologici: spirito e solitario. L'album era, nelle sue parole, un "elogio della solitudine" e un "discorso sulla libertà": la condizione di chi vive ai margini — minoranza, emarginato, straniero a se stesso — non è descritta soltanto come disagio, ma come possibile forma di salvezza, uno spazio in cui si conserva qualcosa che la vita in comune tende a consumare.
Il saggio di Gaggetta si inserisce in un filone di studi che negli ultimi anni ha cominciato a trattare De André con gli strumenti della critica letteraria e della filologia, superando l'approccio puramente biografico o celebrativo. Portare alla luce quaderni e fogli preparatori significa restituire all'autore la sua dimensione di scrittore consapevole, uno che sapeva esattamente quello che cercava e lavorava duramente per trovarlo. Per chi ama Anime Salve — e sono in molti — questo libro offre qualcosa di raro: la possibilità di entrare nel laboratorio, non solo di ascoltarne il risultato.