Roma continua a pesare nella geografia accademica italiana, e lo fa in un momento in cui l’intero sistema universitario nazionale mostra una vitalità rara nel panorama europeo. Nel QS World University Rankings 2027, 26 atenei italiani su 47 migliorano la propria posizione, mentre solo 15 arretrano: un segnale di dinamismo che trova nella capitale uno dei suoi motori più evidenti. Qui, più che altrove, la crescita non è episodica ma strutturale. E il nome che emerge sopra tutti è quello de La Sapienza, capace di firmare il miglior piazzamento della sua storia e di confermarsi come la prima università generalista italiana, seconda nel Paese solo al Politecnico di Milano.
Il risultato è netto: La Sapienza sale al 111° posto mondiale, guadagnando 17 posizioni in un anno e recuperando, nell’arco di un decennio, 112 posizioni complessive. È un’ascesa che racconta più di una buona stagione: racconta un’istituzione che ha consolidato la propria competitività internazionale fino a sfiorare con sempre maggiore convinzione l’ingresso nella Top 100. A pesare sono i suoi punti di forza più solidi, quelli che in un grande ateneo fanno davvero la differenza. La reputazione accademica la colloca al 65° posto globale e la rende la migliore in Italia; la rete internazionale della ricerca la porta al 61° posto nel mondo; le prospettive occupazionali dei laureati la spingono al 122° posto. Dietro questi numeri c’è una lettura precisa: ricerca riconosciuta, collaborazioni scientifiche ampie, laureati considerati competitivi nel mercato del lavoro. Un equilibrio raro, costruito nel tempo e accelerato negli ultimi sei anni, durante il mandato della rettrice Antonella Polimeni, che ha parlato di un traguardo storico capace di confermare la solidità del percorso intrapreso dall’ateneo.
Ma la forza della capitale non si esaurisce qui. Accanto alla Sapienza cresce anche l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che entra per la prima volta nella Top 400 mondiale e raggiunge il 388° posto, con un balzo di 21 posizioni rispetto all’anno precedente. È un passaggio simbolico e sostanziale, perché certifica un salto di qualità che si appoggia soprattutto su due indicatori: l’impatto scientifico, misurato dalle Citations per Faculty, e la reputazione tra i datori di lavoro internazionali, la Employer Reputation. Nel primo caso la progressione è particolarmente forte; nel secondo, la Cattolica arriva al 274° posto mondiale, entrando nella Top 300 e rafforzando il proprio profilo nel confronto globale.
Anche Tor Vergata consolida una traiettoria di crescita che negli anni ha assunto contorni sempre più convincenti. L’ateneo sale al 342° posto mondiale, migliorando di 13 posizioni nell’ultima rilevazione e collocandosi all’ottavo posto in Italia. Il dato più impressionante, però, resta quello di lungo periodo: 137 posizioni recuperate nell’ultimo decennio, una delle progressioni più robuste tra le prime dieci università italiane. La ricerca rimane il baricentro di questo avanzamento, ma non è l’unico indicatore a spingere l’università verso l’alto. Migliorano la reputazione presso i datori di lavoro, l’attrattività verso gli studenti internazionali e la reputazione accademica, in un quadro che suggerisce una maturazione progressiva e non soltanto un picco isolato.
In scia, ma con un segnale importante sul piano della continuità, avanza anche Roma Tre, che si colloca nella fascia 851-900 della classifica e viene segnalata da QS come l’ateneo romano con la crescita più significativa nel lungo periodo. È un dettaglio che completa il quadro e lo rende più leggibile: nella stessa città convivono atenei capaci di competere ai vertici mondiali e università che, pur partendo da posizioni diverse, partecipano allo stesso movimento di rafforzamento.
Nel panorama nazionale, il quadro resta guidato dal Politecnico di Milano, seguito dalla Sapienza e dall’Università di Bologna, mentre nella Top 10 italiana figurano anche Padova, il Politecnico di Torino, l’Università degli Studi di Milano, Pisa, Tor Vergata, la Cattolica e Pavia. Sul piano globale, invece, la vetta rimane saldamente nelle mani del MIT, davanti a Imperial College London e Stanford, con Oxford, Harvard e Cambridge subito dietro. Ma è nella fascia alta e intermedia della classifica che il sistema italiano, e in particolare quello romano, mostra la sua energia più interessante: una crescita diffusa, concreta, e soprattutto capace di trasformare i numeri in reputazione.







