Dal 3 agosto il quadro degli incentivi cambia in modo netto, e per chi stava pensando di sostituire una caldaia a gas con una stufa o un caminetto a biomassa la notizia è semplice: niente più bonus statali per questo tipo di passaggio. La nuova disciplina, legata al recepimento della Direttiva RED III, sposta con decisione il sostegno pubblico verso soluzioni considerate più coerenti con la transizione energetica, prima fra tutte la pompa di calore. In questo scenario, convertire un impianto a gas fossile verso la combustione di biomassa non viene più premiato, anche perché introduce emissioni di particolato fine come PM10 e PM2.5, assenti negli impianti a gas.
La conseguenza pratica è rilevante e tocca sia le detrazioni fiscali sia i contributi diretti. Per gli interventi installati dal 3 agosto in poi non sarà più possibile accedere alla detrazione del 50% per la prima casa né a quella del 36% per gli altri immobili. Cade anche l’accesso al rimborso previsto dal Conto termico 3. Il messaggio, in sostanza, è chiaro: il sostegno pubblico viene orientato verso l’elettrificazione dei consumi, non verso la semplice sostituzione di un combustibile fossile con un altro sistema a combustione.
Il discorso cambia, invece, quando si resta nell’ambito della biomassa con biomassa. Qui il bonus non sparisce, ma diventa molto più selettivo. Chi possiede un vecchio camino aperto, una stufa a legna o un generatore a pellet di vecchia generazione può ancora sostituirlo con un impianto nuovo, ma solo a condizione che il prodotto rispetti requisiti tecnici stringenti. Restano fuori dagli incentivi gli apparecchi di vecchio stock o comunque non conformi ai nuovi standard: si possono acquistare, certo, ma senza alcuna agevolazione.
Per ottenere il bonus, il nuovo generatore deve essere certificato a cinque stelle secondo il DM 186/2017, avere un rendimento termico pari o superiore all’85% secondo lo standard Ecodesign e garantire emissioni di particolato primario inferiori a 1 mg/Nm³. A questo si aggiunge un passaggio indispensabile: la rottamazione del vecchio apparecchio deve essere documentata con atti che ne attestino lo smaltimento in una discarica autorizzata. Senza questi requisiti, l’agevolazione viene meno.
C’è poi un dettaglio che può sembrare secondario, ma non lo è affatto: anche il combustibile entra nel perimetro delle nuove regole. Dal 3 agosto, infatti, il pellet o la biomassa utilizzata devono essere certificati secondo la norma UNI EN ISO 17225-2, con attestazioni come ENplus o DINplus. Nelle fatture di acquisto devono comparire la classe di qualità e il codice identificativo dell’organismo di certificazione. Se questi dati mancano, l’incentivo si perde. In pratica, non basta più avere una stufa efficiente: serve anche un combustibile tracciabile e conforme.
Resta infine un chiarimento importante sugli interventi di ristrutturazione: i nuovi obblighi legati alle fonti rinnovabili non considerano, in questo contesto, l’acquisto di una stufa destinata esclusivamente al riscaldamento. È un punto che delimita meglio il campo di applicazione della norma e distingue tra diversi tipi di intervento. Il risultato complessivo è un sistema molto più rigoroso, in cui il bonus sopravvive solo quando la sostituzione migliora davvero efficienza, prestazioni ambientali e qualità del combustibile.







