Tra le mura di casa avevano costruito un piccolo centro di smistamento, nascosto alla vista e organizzato con metodo. Padre e figlio, entrambi romani, avrebbero trasformato l’abitazione in una base logistica per custodire, occultare e preparare ingenti quantitativi di stupefacente. La scoperta è arrivata al termine di un’indagine della Polizia di Stato a Campagnano, alle porte della capitale, che si è chiusa con il loro arresto e con il sequestro di oltre 42 chili di droga.
L’operazione ha svelato un sistema di nascondigli studiato nei dettagli. Una parte della sostanza era stata sistemata negli ambienti domestici, ben celata tra arredi ed elettrodomestici, mentre altri quantitativi erano stati trasferiti nei manufatti pertinenziali del complesso immobiliare, compreso un magazzino. Tutto lascia pensare a una gestione precisa e ripetuta, costruita per frammentare la presenza dello stupefacente e renderne più difficile l’individuazione.
Nel corso delle perquisizioni, gli agenti hanno trovato anche il materiale tipico di una vera e propria linea di lavorazione: bilancini di precisione, macchine per il sottovuoto, coltelli, taglierini intrisi di sostanza e altro strumentario utile al confezionamento. A completare il quadro sono stati sequestrati due roner da cucina, probabilmente impiegati per mantenere l’acqua a temperatura costante durante alcune fasi del trattamento della droga, con l’obiettivo di favorirne la maturazione e migliorarne la qualità.
L’immagine che emerge è quella di un’attività familiare solo in apparenza ordinaria, ma in realtà piegata a una funzione criminale. Un’abitazione comune, almeno dall’esterno. Dentro, invece, un sistema di occultamento e preparazione costruito per reggere nel tempo. Per padre e figlio, di 52 e 23 anni, sono scattate le manette.







