Dalla transizione energetica al turismo lento, l’eolico italiano viene raccontato come qualcosa di più di una tecnologia necessaria: diventa un modo diverso di attraversare il paese, di leggerne i paesaggi, di avvicinarsi ai borghi e alle loro storie. La nuova edizione della guida sui Parchi del Vento nasce dentro questa idea semplice e ambiziosa insieme: mostrare che gli impianti eolici possono produrre energia pulita e, nello stesso tempo, aprire itinerari inattesi, capaci di unire natura, cultura e mobilità dolce.
I 34 siti mappati disegnano un itinerario che va dall’altopiano sardo di Sa Turrina Manna ai crinali di Baselice, nel Beneventano, fino ai luoghi legati all’Appia in Puglia e ai paesaggi verghiani in Sicilia. Non si tratta solo di una ricognizione tecnica. La guida invita a muoversi con passo diverso, tra trekking, ciclabili immerse nel verde, passeggiate a cavallo, arrampicate, rafting e birdwatching. E, soprattutto, mette in relazione gli impianti con ciò che li circonda: borghi, siti archeologici, aree naturalistiche, sapori locali. Ogni tappa diventa un punto d’incontro tra energia e territorio, tra innovazione e memoria.
Dentro questa visione il repowering ha un ruolo decisivo. Ridurre il numero delle pale e aumentarne la potenza significa intervenire con più misura sul paesaggio, eliminare l’effetto di accumulo visivo e, al tempo stesso, rendere gli impianti più efficienti. È il caso di alcuni nuovi parchi inseriti nella guida, che raccontano bene questa trasformazione. In Sicilia, tra Partinico, Monreale, Camporeale, Salemi e Castelvetrano, il parco eolico della Sicilia occidentale si affaccia su viste ampie e luminose, con i laghi Poma e Trinità sullo sfondo; l’itinerario porta poi verso il Duomo di Monreale, Selinunte, Borgo Parrini, gli uliveti della DOP Val di Mazara e i vini DOC locali. Nel Catanese, il parco di Mineo-Militello-Vizzini apre sentieri da percorrere a piedi o in mountain bike con l’Etna all’orizzonte, trasformando un impianto energetico in una porta d’accesso al paesaggio.
Anche in Sardegna il vento diventa occasione di cammino. Tra Tula ed Erula, le strade di manutenzione del parco di Sa Turrina Manna sono state convertite in percorsi per escursioni e bici, con lo sguardo che corre dalla Gallura al Monte Acuto, fino al Lago Coghinas e ai boschi dell’altopiano. In Campania, il parco di Baselice si innalza quasi a 900 metri e accompagna chi arriva lungo le dorsali della Val Fortore, tra sentieri, percorsi in bicicletta e soste che portano verso San Giovanni Eremita e il Lago di Occhito, uno dei luoghi più adatti al birdwatching. In Puglia, infine, il parco di Mondonuovo a Mesagne si inserisce tra uliveti secolari e antichi tracciati, collegando energia, centro storico, Castello Orsini del Balzo e reperti messapici in un unico racconto di territorio.
La lettura che ne dà Legambiente è netta: l’eolico è già un pilastro della transizione, ma può diventare anche un motore di sviluppo locale, capace di generare occupazione, economie diffuse e nuove forme di visita consapevole. Nel 2025 in Italia sono stati installati 608 nuovi MW di potenza eolica, arrivando a 13.598 MW complessivi, con 6.169 impianti distribuiti in tutte le regioni. La Puglia resta in testa per numero di installazioni, seguita da Sicilia, Campania e Basilicata. Sono dati che parlano di una presenza ormai strutturale. E raccontano anche un’altra cosa: il vento, oggi, non è più soltanto una risorsa da catturare. È un elemento con cui imparare a convivere, costruendo paesaggi energetici che non rinunciano alla bellezza, ma la rimettono al centro.







