In un’epoca che premia la sostituzione rapida e normalizza l’usa e getta, la riparazione torna a imporsi come un gesto semplice solo in apparenza. Aggiustare non significa soltanto salvare un oggetto: vuol dire rallentare il consumo, riconoscere valore in ciò che abbiamo già e rimettere al centro competenze, relazioni e responsabilità. È da questa idea che nasce il Repair Festival, che dopo le tappe di Marsiglia e Salonicco approda a Bologna domenica 24 maggio 2026 negli spazi di DumBO – Officina.
L’iniziativa è promossa dalla Città metropolitana di Bologna nell’ambito del progetto REPper, cofinanziato dal programma Interreg Euro-MED e dall’Unione Europea, e si inserisce in una rete di otto partner provenienti da otto Paesi. Ma al di là della sua architettura istituzionale, il festival punta a qualcosa di più concreto e più ambizioso: far diventare la riparazione una pratica visibile, accessibile e condivisa. Non un gesto marginale, dunque, ma una leva per ripensare il rapporto tra persone, oggetti e risorse.
Il contesto europeo rende questa prospettiva tutt’altro che astratta. Ogni anno, nell’Unione Europea, l’abbandono prematuro di beni ancora riparabili produce enormi quantità di rifiuti e alimenta emissioni climalteranti che potrebbero essere ridotte allungando la vita dei prodotti. Da qui l’importanza del Right to Repair, la normativa europea che rafforza il diritto dei consumatori a riparare elettrodomestici e dispositivi elettronici, rendendo gli interventi più accessibili e spingendo i produttori a garantire ricambi e soluzioni di riparazione anche oltre la garanzia. In questa cornice, il festival bolognese diventa un laboratorio civile oltre che culturale: un luogo in cui la sostenibilità smette di essere una formula generica e prende forma in pratiche concrete.
La giornata si apre al mattino con Dialoghi sull’economia della riparazione, una sessione di confronto che riunisce esperti, realtà territoriali e stakeholder per discutere il futuro dell’economia circolare, le politiche europee e le buone pratiche già attive sul territorio. Il primo incontro sarà dedicato a REPper e alle esperienze più significative maturate nei diversi contesti coinvolti, mentre il secondo allargherà lo sguardo sul valore sociale, ambientale ed economico dei modelli basati su riparazione e riuso. Traduzione simultanea e ospiti internazionali accompagneranno un dialogo pensato non per restare nei confini del convegno, ma per aprire prospettive operative e replicabili.
Nel pomeriggio, il festival cambia ritmo e si sposta dalle idee alle mani. I Repair Lab portano il pubblico dentro l’esperienza diretta del fare, con tre workshop che trasformano la partecipazione in apprendimento. Nel laboratorio dedicato alla bicicletta, gli esperti di Salvaiciclisti Bologna guideranno i partecipanti in piccoli interventi di manutenzione e riparazione autonoma, mostrando come prendersi cura del proprio mezzo sia già una forma di libertà. In parallelo, la riparazione creativa dei capi invita a recuperare abiti rovinati attraverso tecniche semplici ma efficaci, tra rinforzi, toppa e personalizzazione, per prolungare la vita degli indumenti e sottrarli alla logica dello scarto.
A seguire, il REPAIR Café organizzato con i volontari dell’Associazione R.U.S.KO Bologna porta in primo piano la dimensione più sociale dell’intero progetto. Qui la riparazione diventa incontro, scambio, fiducia reciproca. Chi arriva con un piccolo oggetto elettronico non funzionante non trova soltanto un banco di lavoro, ma un contesto informale in cui imparare, osservare e provare a dare una seconda possibilità a ciò che sembrava finito. È in questa semplicità condivisa che il festival trova parte della sua forza: nel trasformare la competenza tecnica in esperienza collettiva.
La chiusura è affidata alla creatività, che non viene trattata come un complemento decorativo ma come un altro modo di abitare il tema del riuso. Tra serigrafia, live painting e musica, i partecipanti potranno realizzare una shopper personalizzata e assistere a performance dal vivo, in un finale che unisce espressione artistica e attenzione ambientale. Il messaggio, a questo punto, è chiaro. Reinventare non è un esercizio di stile, ma una necessità culturale. E il Repair Festival prova a dirlo nel modo più efficace: mostrando che gli oggetti possono durare di più, e con loro anche le idee con cui scegliamo di vivere nel mondo.
L’ingresso è gratuito, previa iscrizione alle singole sessioni.







