L’Italia vuole portare in Europa una risposta netta contro Itamar Ben Gvir, il ministro israeliano della sicurezza nazionale finito al centro delle polemiche per gli atti compiuti contro la Flotilla. Antonio Tajani ha annunciato che Roma chiederà sanzioni Ue mirate nei confronti del ministro, definendo quei comportamenti una linea rossa superata e parlando di azioni inaccettabili, perché avvenute in acque internazionali e accompagnate, secondo le testimonianze degli attivisti, da vessazioni e umiliazioni che hanno sollevato indignazione oltre confine.
La decisione arriva mentre gli attivisti italiani coinvolti nella vicenda stanno rientrando e raccontano quanto accaduto. Tajani ha spiegato di aver già parlato con il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar e di aver ribadito una richiesta precisa: servono scuse ufficiali, non soltanto prese di distanza verbali. Per questo il governo ha scelto di spostare la questione sul piano europeo, considerandolo il canale più rapido e incisivo per ottenere un segnale politico forte. Nelle prossime ore, il titolare della Farnesina affronterà il tema anche con il collega tedesco Johann Wadephul, in un tentativo di capire se Berlino possa allinearsi alla linea italiana.
Finora, infatti, Roma e Berlino avevano mantenuto una posizione comune nel respingere l’ipotesi di sanzioni generalizzate contro Israele. Ma una misura limitata a Ben Gvir potrebbe cambiare gli equilibri, soprattutto se riuscisse a raccogliere un consenso più ampio tra i Ventisette. Il dossier potrebbe già emergere nella prossima riunione informale dei ministri degli Esteri a Cipro, un passaggio utile per sondare il terreno, anche se in quel contesto non si potranno prendere decisioni formali. Fonti vicine alla diplomazia europea fanno sapere che, in teoria, un provvedimento mirato non sarebbe impossibile, ma resta indispensabile l’unanimità degli Stati membri.
Sul piano politico interno, però, la mossa del governo non basta a placare le opposizioni. Il Pd accusa l’esecutivo di essere in ritardo e chiede che alle parole seguano atti concreti. Elly Schlein sostiene che non sia più il tempo delle dichiarazioni di principio, mentre Francesco Boccia insiste sulla necessità di isolare quei governi che, a suo dire, stanno violando il diritto internazionale. La linea dem è chiara: sospendere i rapporti con Israele finché Netanyahu resterà al potere. Un messaggio duro, che mira a spingere Palazzo Chigi oltre la prudenza diplomatica.
Anche il Movimento 5 Stelle alza il tono. Per Riccardo Ricciardi, Ben Gvir non può essere trattato come un caso isolato, e non sarebbe nemmeno un semplice estremista fuori controllo, ma parte integrante dell’esecutivo israeliano. Vittoria Baldino va nella stessa direzione, sottolineando che il ministro non agisce da solo, bensì dentro una struttura di governo di cui Netanyahu porta la responsabilità politica. Avs, intanto, chiede maggiore trasparenza e sollecita la pubblicazione della lettera con cui è stata sospesa la cooperazione prevista dal memorandum Italia-Israele.
Nel frattempo, la questione potrebbe allargarsi anche al fronte europeo più generale. La sola richiesta formalizzata contro Ben Gvir, al momento, è arrivata dal premier spagnolo Pedro Sanchez, che nei prossimi giorni sarà a Roma per incontrare papa Leone XIV e potrebbe avere anche un colloquio con Giorgia Meloni, se gli impegni lo consentiranno. È un passaggio delicato, perché mostra come la pressione su Israele stia diventando un terreno di confronto sempre più politico, sempre meno marginale. E l’Italia, con questa iniziativa, prova a ritagliarsi un ruolo più visibile, nella speranza che Bruxelles non si limiti a osservare, ma scelga finalmente di agire.







