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Al Gemelli si studia se i farmaci anti-obesità possono curare anche l'artrite
Foto: Polina Tankilevitch / Pexels
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Al Gemelli si studia se i farmaci anti-obesità possono curare anche l'artrite

Il Policlinico Gemelli di Roma studia semaglutide e tirzepatide contro artrite psoriasica e reumatoide: non solo dimagrimento, ma effetti antinfiammatori diretti.

La Redazione ·28 agosto 2026 15:06 ·3 min di lettura

Il Policlinico Gemelli di Roma sta esplorando un terreno nuovo per alcuni dei farmaci più discussi degli ultimi anni: quelli nati per combattere l'obesità potrebbero rivelarsi utili anche contro le malattie reumatologiche infiammatorie, come l'artrite psoriasica e l'artrite reumatoide. La ricerca è coordinata dalla professoressa Maria Antonietta D'Agostino, Ordinario di Reumatologia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttrice della UOC di Reumatologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.

Al centro degli studi ci sono i farmaci basati sulle incretine, in particolare gli analoghi recettoriali del GLP-1 (Glucagon-Like Peptide-1) e i cosiddetti dual agonist GLP-1/GIP, che agiscono su due ormoni intestinali contemporaneamente. Le molecole più note in questa famiglia sono semaglutide e tirzepatide, già ampiamente utilizzate nel trattamento del diabete di tipo 2 e dell'obesità. L'ipotesi che guida la ricerca è che questi farmaci non si limitino a far perdere peso, ma abbiano una capacità propria di ridurre l'infiammazione sistemica — e che questo effetto possa manifestarsi anche prima che il calo ponderale si sia consolidato.

Per capire perché questa ipotesi abbia senso, occorre rivedere un pregiudizio comune: il tessuto adiposo non è soltanto una riserva di energia. È un organo immunologico attivo, capace di produrre citochine pro-infiammatorie che alimentano uno stato infiammatorio cronico di basso grado. Chi è in sovrappeso o obeso, quindi, porta con sé un carico infiammatorio aggiuntivo che aggrava patologie come la psoriasi, l'artrite psoriasica e le malattie cardiovascolari associate. In più, l'eccesso di peso esercita uno stress meccanico e metabolico diretto sulle articolazioni, amplificando il dolore tipico di queste patologie. Non stupisce, allora, che l'obesità possa anche ridurre l'efficacia di alcuni trattamenti reumatologici, in particolare degli anti-TNF.

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I ricercatori del Gemelli stanno ora cercando di capire fino a dove arriva l'azione di questi farmaci. I recettori per il GLP-1 sono stati trovati nel tessuto adiposo, nel sistema gastrointestinale, a livello nervoso e in alcune cellule del sistema immunitario. La domanda aperta è se siano presenti anche all'interno delle articolazioni e se, attivandosi, possano influire sull'attivazione fibroblastica, il processo alla base dell'iperplasia sinoviale — cioè il proliferare anomalo del tessuto che riveste le articolazioni, tipico dell'artrite reumatoide. Parallelamente, altri studi in corso stanno valutando questi farmaci come trattamento iniziale per la malattia attiva, per misurarne l'effetto sull'artrite indipendentemente dalla terapia biologica tradizionale.

Queste ricerche si inseriscono in un contesto normativo e scientifico che si sta muovendo rapidamente. In Italia, con la cosiddetta Legge Pella, approvata il 1° ottobre 2025, l'obesità è stata riconosciuta ufficialmente come malattia cronica e invalidante — un passaggio che ha implicazioni dirette sull'accesso alle cure e sul modo in cui il sistema sanitario la tratta. Sul fronte europeo, un documento di consenso presentato al Congresso Europeo dell'Obesità (ECO2026) ha sottolineato che i farmaci basati sulle incretine richiedono comunque un approccio multidisciplinare, compresa una terapia nutrizionale personalizzata: il farmaco da solo, insomma, non basta.

Per i pazienti reumatologici che convivono anche con l'obesità, le prospettive aperte da questi studi potrebbero essere significative: la possibilità di trattare con un'unica molecola sia il peso corporeo sia l'infiammazione articolare cambierebbe sensibilmente il percorso terapeutico. Siamo ancora nella fase della ricerca, e i risultati definitivi non sono disponibili, ma il lavoro del Gemelli rappresenta uno dei fronti più promettenti nel rapporto tra metabolismo, sistema immunitario e reumatologia.

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