Alla Luiss ha preso avvio la prima tappa del tour letterario del Premio Campiello, e con essa si è aperta ufficialmente la corsa verso la serata conclusiva del 3 ottobre a Venezia. L’appuntamento romano ha messo al centro i cinque finalisti, chiamati a contendersi uno dei riconoscimenti più attesi del panorama letterario italiano. Il clima, più che quello di una semplice presentazione, era quello di un passaggio di testimone: da Roma alla laguna, dal racconto delle opere alla sfida finale.
In cinquina ci sono Elena Varvello con La vita sempre per Guanda, Marcello Fois con L’immensa distrazione pubblica per Einaudi, Valeria Parrella con La ragazzina per Feltrinelli, Ermanno Cavazzoni con Il quadro per Quodlibet e Alcide Pierantozzi con Lo sbilico per Einaudi. Cinque libri diversi, cinque voci riconoscibili, cinque modi di stare nella narrativa contemporanea senza cedere alla somiglianza. È proprio in questa varietà che si legge la forza della selezione: non un solo sguardo sul presente, ma un piccolo atlante di stili, sensibilità e immaginari.
Il Premio Campiello, nato 64 anni fa in seno a Confindustria Veneto, continua così a mostrare una duplice identità. Da un lato resta fedele alla propria storia, fatta di continuità e prestigio; dall’altro rinnova il suo dialogo con la cultura accademica attraverso il legame con la Luiss, da sempre attenta alle discipline umanistiche. È un incontro che non ha nulla di formale. Al contrario, dà forma a un’idea precisa di letteratura: non come territorio chiuso, ma come spazio vivo, capace di attraversare istituzioni, città e pubblici diversi. E Roma, in questa prima tappa, ha offerto il suo prologo più naturale: quello di una sfida appena cominciata, ma già carica di attesa.







