Flavio Cobolli è arrivato al quinto set contro Alexander Zverev con una soluzione che, detta così, sembra quasi disarmante nella sua semplicità: chiudere gli occhi. Ma dietro quell’immagine c’è molto più di una battuta a effetto. C’è la pressione di un match tirato, la fatica di restare dentro ogni scambio e, soprattutto, la capacità di affidarsi a un gesto istintivo quando la partita comincia a vivere di nervi più che di colpi.
In queste sfide, infatti, il confine tra controllo e abbandono è sottilissimo. Si entra in campo con un piano, con la lucidità di chi sa cosa deve fare, e poi arrivano i momenti in cui il tennis si riduce a percezione pura: respiro, ritmo, equilibrio. Cobolli ha raccontato proprio questo passaggio, trasformando un dettaglio quasi ironico in una chiave narrativa potente. Non un trucco magico, non una formula nascosta. Piuttosto un modo per spegnere per un istante il rumore attorno e ritrovare sé stesso nel punto più delicato del match.
È qui che la sua prova assume un significato più grande del semplice risultato. Arrivare al quinto set contro un avversario come Zverev non è solo una questione tecnica; è una prova di tenuta mentale, di presenza, di coraggio. E quando il corpo è stanco e la partita si fa più pesante, spesso la differenza la fanno gesti minimi, quasi privati. Chiudere gli occhi diventa allora un atto di concentrazione, ma anche una piccola ribellione contro la tensione: un modo per non farsi travolgere dall’istante e continuare a credere nel colpo successivo.
C’è qualcosa di molto moderno, e allo stesso tempo profondamente sportivo, in questa immagine. Perché racconta un tennista che non cerca di apparire invulnerabile, ma che accetta la fragilità del momento e la trasforma in energia utile. Il quinto set non nasce mai per caso. Nasce da una serie di resistenze, di micro-decisioni, di istanti in cui bisogna restare presenti anche quando tutto invita a mollare. Cobolli, con la sua spiegazione, ha restituito proprio questa verità: nelle partite che contano davvero, la forza non è sempre nel vedere tutto con chiarezza. A volte è nel togliere di mezzo il superfluo, chiudere gli occhi per un secondo e ripartire.







