Pedro Sanchez arriva a Roma in un momento in cui la diplomazia, per lui, non può più limitarsi ai gesti di protocollo. La sua giornata intreccia l’incontro con il Papa, un colloquio con il cardinale Pietro Parolin e una serie di messaggi politici che vanno ben oltre il perimetro vaticano. Sullo sfondo c’è la visita del Pontefice in Spagna, attesa dal 6 al 12 giugno, ma soprattutto c’è la volontà del premier spagnolo di collocare il proprio paese dentro una battaglia più ampia: quella per la pace, il multilateralismo e la dignità umana.
Nelle ore precedenti al viaggio, Sanchez ha commentato la prima enciclica del Pontefice con parole che cercano di tenere insieme tecnologia, etica e politica. Per il leader socialista, l’intelligenza artificiale non è un terreno neutrale: se non viene orientata al bene comune, può aprire la strada a nuove atrocità. È un passaggio che dice molto del tono scelto dal premier spagnolo. Non un semplice omaggio al Vaticano, ma una lettura del presente come fase decisiva, in cui il potere digitale, la guerra e le disuguaglianze rischiano di rafforzarsi a vicenda. Per questo ha insistito sul fatto che la Spagna non intende restare spettatrice. In gioco, ha detto, c’è tutto ciò che rende umani.
La visita a Roma, però, porta con sé anche un’assenza significativa: non ci sarà l’incontro con Giorgia Meloni, saltato secondo il governo spagnolo per ragioni di agenda. E il viaggio avviene mentre in patria cresce la pressione sull’esecutivo progressista, anche per le ricadute politiche dell’inchiesta che coinvolge l’ex premier José Luis Rodriguez Zapatero sul caso Plus Ultra. Un contesto che rende ancora più evidente la scelta di Sanchez di spostare il baricentro del discorso su temi globali, cercando nel linguaggio della responsabilità internazionale una risposta alla fragilità del momento interno.
Il passaggio più duro è arrivato alla FAO, dove Sanchez ha trasformato la questione alimentare in una denuncia diretta contro le guerre che devastano i civili e svuotano il diritto internazionale. Nel suo intervento ha parlato della fame come di un’arma, e non di un effetto collaterale. Un’arma più economica dei missili, ha detto, ma non per questo meno distruttiva. Il ragionamento è stato netto: quando la guerra avanza insieme alla fame, non siamo davanti a una semplice crisi umanitaria, ma a una strategia di sopraffazione. E le conseguenze, ha avvertito, stanno producendo crisi alimentari globali di proporzioni senza precedenti.
Sanchez ha richiamato anche Gaza come esempio di un conflitto in cui la popolazione viene colpita attraverso la privazione, mentre chi protesta o cerca di portare aiuti umanitari subisce umiliazioni e violenze. Da qui il suo appello a una reazione collettiva: difendere il diritto internazionale con la stessa determinazione con cui si rifiutano le guerre, e dire no anche alla fame. Ha ripreso così l’idea, già espressa dal Papa davanti alla FAO, che la fame sia uno scandalo e un fallimento collettivo dell’umanità. E ha chiesto misure immediate, sottolineando che la Spagna ha aumentato del 13% gli aiuti allo sviluppo entro il 2025, mentre gli aiuti globali sono diminuiti del 23%.
Dentro questa cornice, il premier spagnolo ha provato a costruire anche una narrazione di leadership politica. La Spagna, ha rivendicato, sta facendo un passo avanti proprio mentre molti altri arretrano. Non ha grandi risorse, ma può contare sulla forza delle sue azioni e sulla tenuta del suo progetto internazionale. È un messaggio che intreccia pragmatismo e ambizione morale: non basta denunciare, bisogna assumersi una parte di responsabilità.
La giornata romana di Sanchez si è chiusa poi sul terreno dell’economia e dell’industria, dove il premier ha incontrato una quindicina di rappresentanti di imprese italiane e spagnole. Nella residenza dell’ambasciatore spagnolo in Italia ha rilanciato l’idea di alleanze strategiche come leva per un’Europa più solida e competitiva. Anche qui il lessico è stato scelto con cura: leadership tecnologica, visione strategica, ambizione industriale. Parole che disegnano un continente capace di agire insieme, non per somma di interessi nazionali ma per scelta di sistema.
L’incontro ha coinvolto realtà come Navantia, Fincantieri, Indra, Leonardo, Sapa, Sacyr, Webuild, Renfe, Ferrovie dello Stato, Abertis, Mundys, Multiverse Computing, Livelum ed Evja. Un insieme eterogeneo di soggetti che racconta bene l’obiettivo politico di Sanchez: trasformare la cooperazione tra Italia e Spagna in un modello più ampio di integrazione industriale europea. In un passaggio storico segnato da guerre, incertezze e competizione tecnologica, il premier spagnolo sembra voler dire che la risposta non può essere la rinuncia. Deve essere, piuttosto, una costruzione paziente e condivisa di potere, responsabilità e visione.







