Atac cambia passo nella lotta a chi sale sui mezzi senza biglietto. Non si tratta solo di un giro di vite simbolico, ma di una scelta concreta che entra nel cuore della riscossione: dopo i primi solleciti già inviati ai trasgressori, una parte del recupero crediti legato alle sanzioni potrà essere affidata a un operatore privato. È una novità assoluta per l’azienda e si inserisce in una strategia più ampia, pensata per rendere più rapida e incisiva la fase finale del processo. Il modello è simile a quello già usato per le contravvenzioni stradali. Prima arrivano gli avvisi, poi, se il pagamento non viene effettuato, la pratica può passare anche a soggetti esterni incaricati di seguirne gli sviluppi.
La sostanza, però, non cambia: restano validi tutti gli strumenti previsti dalla legge per chi non paga. Dalle cartelle alle ingiunzioni, fino alle azioni esecutive sul patrimonio, compresi il pignoramento e il blocco del conto corrente. La vera novità sta altrove. Atac vuole accelerare il momento in cui il verbale smette di essere una semplice sanzione e diventa un credito effettivamente recuperabile. Una scelta che arriva dopo i primi risultati ottenuti con l’introduzione di PagoPa e dei POS per il pagamento immediato delle multe. Quel passaggio ha già mostrato un effetto chiaro: il 61% dei verbali è stato saldato entro cinque giorni. In altre parole, quando la procedura è più semplice e immediata, la risposta dei passeggeri cambia.
I numeri raccontano bene la direzione intrapresa. Nei primi tre mesi del 2026 i controlli sui passeggeri sono aumentati del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superando quota 927mila verifiche. Significa oltre 10mila controlli al giorno, una presenza più costante e visibile su bus, tram e metropolitane. Di pari passo sono cresciute anche le sanzioni, arrivate a 45.219, con un incremento del 2%. E sono saliti pure gli incassi derivanti dalle multe, che nel primo trimestre hanno sfiorato 1,8 milioni di euro, segnando un balzo dell’11%. Il messaggio è chiaro: la pressione sui furbetti si sta intensificando, e non solo sul piano della presenza dei controllori, ma anche su quello della riscossione.
Il quadro del 2025 conferma questa tendenza. I passeggeri controllati sono stati oltre 3,3 milioni, mentre le sanzioni amministrative emesse hanno toccato quota 180.808. Gli introiti complessivi legati alle multe si sono attestati attorno ai 6 milioni di euro, con un tasso di evasione accertata pari al 5,4%, sostanzialmente in linea con gli anni precedenti. Tradotto in modo semplice: ogni 100 passeggeri controllati, circa 5 risultavano sprovvisti di un titolo di viaggio valido. Un dato che non denuncia un’emergenza fuori controllo, ma conferma comunque un problema strutturale, da affrontare con continuità e strumenti sempre più efficaci.
Non a caso, il fenomeno dell’evasione tariffaria non appare distribuito in modo uniforme. In metropolitana risulta più contenuto, mentre resta più marcato sul trasporto di superficie, dove la frequenza dei controlli e la natura stessa del servizio rendono più complessa la prevenzione. È qui che la nuova linea di Atac si inserisce con maggiore decisione: non solo intercettare chi non paga, ma rendere più difficile che l’irregolarità si trasformi in un vantaggio. Per l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, questa stretta ha anche un valore civico prima ancora che economico: contrastare chi viaggia senza biglietto significa difendere un principio di equità, tutelando la stragrande maggioranza di cittadini e turisti che ogni giorno paga regolarmente il servizio. Una questione di giustizia sociale, prima ancora che di bilancio.







