Questa mattina, mentre le voci del presidio ‘Consenso negato’ echeggiavano davanti al Senato, l’approvazione del ddl Valditara è slittata. Un rinvio inatteso, che le associazioni promotrici salutano come il primo risultato concreto di una mobilitazione trasversale. Italy Needs Sex Education, Meglio a Colori ed Educare alle Differenze hanno unito forze con un fronte ampio: dalla politica con Pd, AvS, Radicali ed Europa Verde, ai sindacati come Cgil, passando per la Rete studenti medi, l’Unione degli Studenti e realtà come Casa Internazionale delle Donne, Lucha y Siesta, ActionAid.
L’elenco degli aderenti si allunga, tessendo una rete solida di impegno civile. Fondazione Una Nessuna Centomila, Coordinamento Genitori Democratici, Agedò, Circolo Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno, Rete Genitori Rainbow, fino a nomi come Ygrò, Gaynet, Libellula, Di’Gay Project, TGenus, Cest, Agapanto, Genderlens, Plus Roma, SCOSSE APS, Arcigay Roma, Cooperativa Be Free, Crea del Mezzogiorno, Spazio Libero APS, Sud Est Donne, Assist, One Billion Rising e D.i.Re Donne in rete contro la violenza. Tutti insieme, hanno trasformato una protesta in un coro potente.
Ma il rinvio non basta. L’obiettivo resta ambizioso: bloccare del tutto la calendarizzazione e l’approvazione di quella che definiscono una legge vergogna. Perché? Il ddl impone il consenso parentale per qualunque iniziativa di educazione sessuo-affettiva e alle differenze nelle scuole italiane. In un Paese che già fatica a garantire questi programmi a livello nazionale, si tratta di un passo indietro devastante. Aumenta le disuguaglianze tra chi può accedere a tali educazioni e chi no. Ostacola la prevenzione della violenza di genere e del bullismo. Limita irrimediabilmente la libertà di insegnamento degli educatori.
Immaginate: ragazzi e ragazze privati di strumenti essenziali per comprendere il proprio corpo, le relazioni sane, il rispetto delle diversità. Invece di colmare vuoti, questa norma li approfondisce, lasciando indietro intere generazioni. Il presidio non è stato solo un momento di clamore. Ha incarnato una resistenza collettiva, un rifiuto netto di retrocedere sui diritti acquisiti con fatica. E quel rinvio? È il segnale che la pressione funziona. La battaglia, però, continua: per un’educazione inclusiva, libera da veti ideologici.







