Quando la scienza diventa un nemico: il coraggio di Kate Marvel
Non è semplice burnout professionale quello che ha spinto Kate Marvel, una delle climatologhe più autorevoli degli Stati Uniti, a lasciare la NASA. È un atto di dissidenza consapevole, una protesta radicale contro politiche che trasformano la ricerca scientifica in un bersaglio politico. “Non mi sarei mai aspettata che la scienza stessa finisse sotto attacco”, ha scritto nella sua lettera di dimissioni, catturando in poche parole il senso di smarrimento che pervade l’intera comunità scientifica americana.
Marvel non è una semplice ricercatrice. È anche una divulgatrice di spicco e autrice di saggi che integrano l’elemento emotivo nel discorso sulla crisi climatica—un approccio che riflette la sua convinzione profonda che scienza e umanità non siano opposti, ma complementari. Eppure, nonostante questa visione integrativa e il suo contributo decisivo allo studio dei cambiamenti climatici, si è trovata costretta a fare i conti con una realtà sempre più ostile alla ricerca.
L’attacco sistematico alla ricerca terrestre
L’esodo di Marvel non rappresenta un caso isolato, ma il sintomo visibile di un’erosione sistemica. Oltre diecimila scienziati hanno perso o abbandonato i loro incarichi dopo i recenti cambiamenti politici—un esodo massiccio che rappresenta il 14% del totale dei dottori di ricerca impiegati nei settori STEM e della salute. Questo non è un semplice ridimensionamento amministrativo; è un’emorragia che minaccia di dissanguare l’intera infrastruttura della ricerca americana.
L’Istituto Goddard della NASA, dove Marvel conduceva le sue ricerche sul rilevamento quantitativo dei cambiamenti climatici—dall’aumento delle temperature alle modifiche nelle precipitazioni, fino all’analisi della permanenza dell’anidride carbonica in atmosfera—è stato letteralmente sfrattato dalla sua storica sede di Manhattan. Una decisione presentata come revisione dei costi federali, ma che Marvel ha definito con precisione tagliente: “couch-surfing istituzionale”. Parallele riduzioni hanno colpito altri settori cruciali: la sesta edizione del National Climate Assessment è stata cancellata, e proposte di bilancio miravano a dimezzare i finanziamenti per le scienze della Terra.
Una minaccia globale
Ciò che rende particolarmente preoccupante questa situazione è la sua portata internazionale. Dal secondo dopoguerra, gli Stati Uniti hanno mantenuto l’infrastruttura di ricerca scientifica più robusta e finanziata del mondo, conducendo missioni cruciali per l’osservazione terrestre e sviluppando modelli climatici all’avanguardia. Migliaia di scienziati internazionali hanno costruito almeno parte della loro carriera sulle risorse e i dati americani. Ora, tutto questo patrimonio è sotto attacco politico.
Le implicazioni vanno ben oltre i confini nazionali. La scienza è interconnessa: le scoperte condotte in qualsiasi luogo portano benefici ovunque. Gli strumenti e i dati sviluppati dalle istituzioni statunitensi sono risorse critiche per i ricercatori globali. E gli interessi che vogliono ostacolare le azioni climatiche operano su scala internazionale, rendendo ogni nazione vulnerabile agli attacchi alla libertà scientifica e alla realtà oggettiva.
Verità, emozioni e resistenza
Marvel ha sempre creduto che la ricerca della verità richieda coraggio emotivo. “In questo momento storico”, ha affermato, “è fondamentale dire la verità. Significa essere chiari su ciò che sappiamo, onesti su ciò che non sappiamo, e riconoscere che come scienziati siamo esseri umani con emozioni e valori”. Questa visione—che fonde precisione scientifica e autenticità umana—rappresenta un’alternativa radicale al freddo tecnicismo che spesso caratterizza il dibattito accademico.
Non c’è conflitto tra sentimenti e fatti, sostiene Marvel. Al contrario: possiamo essere aperti su come ci sentiamo per connetterci con le persone, e contemporaneamente svolgere i nostri calcoli con rigorosa esattezza. Conciliare questi due aspetti, in un clima così polarizzato, è il modo migliore per proteggere la verità stessa.
Ma Marvel non si arrende al pessimismo. Nonostante l’assalto politico alla ricerca, vede spazi di speranza tangibili. “I problemi peggiorano, ma le soluzioni migliorano”, osserva con realismo. All’inizio della sua carriera, non avrebbe mai immaginato che l’eolico e il solare diventassero i metodi più economici per generare elettricità, o che i progressi nell’industria, nelle batterie e nel trasporto elettrico rendessero la decarbonizzazione concretamente fattibile.
È questa speranza ancorata ai fatti che le permette di continuare. “Ogni volta che mi sento presa dallo sconforto”, conclude Marvel con una punta di ironia, “guardo quelli che vorrebbero mi arrendessi. E continuo a lottare, per puro dispetto”.







